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Besa Muci Editore
NOVITÀ IN LIBRERIA

E in mezzo: io

di Julya Rabinowich

La sfida dell’integrazione,
fra speranze e paure,
nella storia di una ragazzina fuggita
dalla guerra con la sua famiglia


Traduzione di Beate Baumann
PP. 264 – Prezzo 16,00 €
ISBN 9788836291366

Raramente già nelle prime pagine ci si trova di fronte
ad un Io narrante così forte, ad una voce così personale
che pretende di essere ascoltata.
“Qui avremmo bisogno di persone come te”, dirà 
alla fine del romanzo un’addetta a Madina.
Vale anche per questo libro.

Katrin Hörnlein, “Die Zeit”

Eravamo tutti agitati perché ce l’avevamo fatta,
ma al contempo avevamo i nervi a pezzi. Sudavamo per la paura. 
A un certo momento arrivò un interprete. Ci guardò con disprezzo e con tanto disgusto. Anche dopo ho notato molto spesso quello sguardo.
Sembra come acqua di risciacquatura in faccia. Ora, quando quello sguardo mi colpisce, riesco a sollevare di più la testa. E raddrizzo le spalle.
Anche gli animali fanno così quando vogliono apparire pericolosi e più importanti.
Io mi comporto come gli animali. Non distolgo lo sguardo.
Perché neanche gli animali lo fanno. Ma ci è voluto del tempo, 
all’inizio per capirlo, e poi per imparare a farlo.

Madina ha 15 anni, è fuggita insieme alla sua famiglia dalla guerra ed è arrivata a Vienna, dove finalmente inizia a sognare un futuro migliore. L’integrazione però non è cosa facile e a lei tocca assumere il ruolo di mediatrice tra la famiglia, che vive in un centro profughi, e la vita sconosciuta fuori.
Le notti inquiete e il rapporto tormentato con il padre, che non vuole lasciarsi il passato alle spalle, non fermano Madina, che grazie alla sua compagna di scuola Laura troverà accoglienza in terra straniera.

JULYA RABINOWICH, nata nel 1970 a San Pietroburgo, è pittrice, drammaturga e scrittrice. Da piccola emigra insieme alla sua famiglia a Vienna, dove studia Scienze della traduzione e Arte applicata. Per alcuni anni ha lavorato come interprete nell’ambito dell’accoglienza dei profughi. Dazwischen: Ich, pubblicato nel 2016 dalla casa editrice Hanser di Monaco, e qui proposto in traduzione italiana, nel 2017 le è valso i premi “Oldenburger Kinder-und Jugendbuchpreis” e “Österreichischer Kinder-und Jugendbuchpreis”.

La bellezza che uccide
di Migjeni

Un mondo mostruoso e spietato
nella prosa di un autore albanese scomparso giovanissimo


PP. 184 – Prezzo 15,00 €
Traduzione di Adriana Prizreni
Presentazione di Raffaele De Giorgi
ISBN 9788836290932

Ovunque nella sua opera si sente l’impedimento precoce, l’interruzione.
Egli stesso si può pensare come tale: interrotto. Ma la sua interruzione
non ha nulla di consueto: è come l’interruzione di un uragano.

Ismail Kadare

Sono abbozzi, tracce, brandelli, graffi, questi racconti di Migjeni [...] poche parole, molte non dette, come quelle che non dicono il turbinio dei sensi
di una ragazza di diciassette anni, lo strazio del dolore di una madre tagliata
in due come una pietra; come non dicono la resistenza della montagna,
il ritorno dell’inverno, la tortura divina, l’inesorabilità della rivoluzione.
Parole che non dicono nulla di tutto questo perché, se lo dicessero, la verità alla quale esse stesse assistono si scoprirebbe come menzogna.


Raffaele De Giorgi

MIGJENI è lo pseudonimo del poeta e scrittore albanese Millosh Gjergj Nikolla. Nato a Scutari nel 1911, studiò nella locale scuola serba e poi nel Seminario ortodosso di St. John a Monastir (Bitolj), in Macedonia. Nel 1933 fu assunto come insegnante di albanese e iniziò a scrivere opere in prosa e in versi. Morì nel 1938, appena ventisettenne, a Torre Pellice, in provincia di Torino, dove stava curando una tubercolosi.
Fu tra i primi poeti albanesi ad abbandonare la lunga tradizione del nazionalismo romantico. La sua raccolta di poesie Vargjet e lira (Versi liberi) fu pubblicata nel 1936 ma subito fatta ritirare dalle autorità del tempo. L’opera completa si trova nell’edizione Vepra 1-4 (Opere, 1-4) pubblicata a Prishtina nel 1980, ed è stata tradotta in diverse lingue.

Ottanta infinito
di Leonard Guaci


Una valigia scambiata e un nastro misterioso al centro di
un romanzo che ripercorre
i grandi rebus dell’Italia degli anni ’80


PP. 352 – Prezzo 20,00 €
ISBN 9788836290918

Una luce languida riempì la stanza di strani spettri. Quando sentii quella puzza da arma chimico-batteriologica ebbi un sussulto che mi fece sobbalzare in un attimo sul pavimento. Gambe leggermente piegate, smorfia che incute paura, urlo da indiano, pugni chiusi e pronto a colpire la preda. Come mi avevano insegnato nelle scuole comuniste. Vidi di nuovo quella figura nera con una valigia in mano. La mia valigia! Non ci potevo credere! Ma che cavolo ci faceva con… ebbi una reazione così veloce e istintiva che il mio calcio lo raggiunse sullo stomaco senza avere il tempo di proteggersi. Lanciò un breve gemito senza mollare la presa sulla valigia. Gliene diedi un altro, sempre in quel punto e sempre pieno di odio, ma quest’ultimo sembrò sentirlo meno. Tirò fuori da una tasca un oggetto lungo, simile a un coltello. Cavolo! Più che un coltello sembrava una spada ottomana.
Era preparato a una vera e propria guerra.

La tormentata storia di Roberto Calvi e del Banco Ambrosiano, l’attentato al Papa, il caso Orlandi, l’avvento dell’Aids e le controverse teorie sul virus: in questo romanzo Leonard Guaci riporta l’attenzione sui grandi rebus dell’Italia degli anni ’80. Lo fa attraverso la storia di Roland, giovane erudito e arrogante, goffo e caustico, che da Valona raggiunge la famiglia a Roma, dove sogna di incontrare Berlusconi e di discutere con lui dei problemi del mondo contemporaneo.
La sua valigia viene scambiata all’aeroporto di Fiumicino e dopo qualche giorno la sorella viene rapita. Al telefono qualcuno chiede a Roland di consegnare un nastro, ma nella valigia scambiata non c’è. Inizia così un itinerario alla ricerca della sorella che lo porterà a ripercorrere quasi involontariamente le tappe più drammatiche della storia italiana degli anni ’80.

LEONARD GUACI è nato a Valona nel 1967. Ha iniziato la sua attività letteraria con numerosi scritti sui giornali albanesi. Nel 1990 si trasferisce a Roma e avvia la collaborazione con i periodici “Lo Stato” e “Il Borghese”, e con il TG1. Con Panciera Rossa ha vinto il premio internazionale di letteratura “Antonio Sebastiani”. Per Besa ha già pubblicato I grandi occhi del mare (2017).

Poesie scelte
Poezi të zgjedhura

di Gëzim Hajdari

La condizione dell’essere migranti 
nella voce del massimo
poeta albanese contemporaneo


PP. 520 – Prezzo 18,00 €
Edizione bilingue italiano/albanese
Postfazione di Andrea Gazzoni
ISBN 9788836290833

Trent’anni è l’arco di tempo coperto dalle Poesie scelte 1990-2020. L’intervallo di date significativamente parte dall’anno in cui ha inizio il crollo del regime dittatoriale albanese, momento cruciale a partire dal quale Hajdari getta lo sguardo in duplice direzione: all’indietro, verso il fondo storico, mitico e antropologico della sua terra d’origine, nel quale si ritrovano valori da recuperare con orgoglio per il presente e l’avvenire; in avanti, verso un futuro cupo che pare travolgere la speranza in mancanza di una rottura vera con le complicità e i sotterfugi del potere. [...] Al vaglio di tre decenni di scritture migranti in Italia, Hajdari risulta l’unico autore che nel tempo abbia composto, frammento su frammento, una vera e propria opera, un corpus che si arricchisce di rispondenze interne/esterne e cambia equilibrio a ogni nuova aggiunta. [...] Cantore mediterraneo, poeta albanese e italiano, Hajdari ci raccomanda all’uomo straniero che cresce dentro di noi. E nel farsi consapevole di questa crescita è la sua nobiltà, e la nostra.

dalla Postfazione di Andrea Gazzoni

GËZIM HAJDARI è il massimo poeta albanese vivente e uno dei maggiori poeti contemporanei. È nato in una famiglia di ex proprietari terrieri i cui beni sono stati confiscati durante la dittatura comunista di Enver Hoxha. Nel corso della sua intensa attività di esponente politico e di giornalista d’opposizione in Albania, ha denunciato pubblicamente i crimini della vecchia nomenclatura comunista di Hoxha e dei regimi post-comunisti. Bilingue, scrive in albanese e in italiano. Per Besa ha pubblicato Evviva il canto del gallo nel villaggio comunistaMaldiluna / DhimbjeheneSpine nere / Gjemba te zinjStigmate / Vragë, I canti dei nizamCorpo presenteMuzunguPeligòrga e due raccolte di poesie scelte.

Va e non torna
di Ron Kubati



Un caposaldo della
letteratura migrante


PP. 200 – Prezzo 15,00 €
ISBN 9788836290413

Kubati si rivela con questo romanzo scrittore di grande energia e originalità.
La quotidianità diventa nella sua penna fonte di eventi incantatori
descritti in una lingua rotta, varia, veramente nuova.

 
Panorama

...tra gli autori poco pubblicizzati ci sono talenti straordinari. Segnaliamo in particolare "Va e non torna" dell’albanese Ron Kubati.

Il Venerdì di Repubblica

Una scrittura veloce e poetica insieme – come un’insolita trasmissione radio durante il coprifuoco – attraversa la quotidianità di Elton, studente albanese in Italia, per coglierne le contraddizioni con ironia e leggerezza. Casa, studio, lavoro, marachelle di bambini, sale d’ascolto di un tribunale, corridoi universitari, la rete di un campo di prigionia… non sono che tasselli di un’unica voce in corsa, che attraversa il presente e si apre al passato nel registro della fiaba e della cronaca. 
Mentre tutto scorre e ritorna, ricomponendosi intorno al personaggio di Elton, irrompe una figura femminile che riesce a sovvertire qualsiasi possibilità di ordine.
Scritto “in presa diretta” in un italiano che suona straordinariamente efficace e originale, Va e non torna è un romanzo intenso, venato di fresco esistenzialismo, anticonvenzionale e a tratti romantico. Un’opera che riesce a tradurre l’ispirazione autobiografica nella metafora di un’intera generazione.

RON KUBATI è nato a Tirana. Nel 1991 è arrivato a Bari, dove ha conseguito una laurea e un dottorato di ricerca in Filosofia moderna e contemporanea. 
In Albania ha pubblicato la raccolta di poesie Midis shpresës dhe ëndrrës (Tra speranza e sogno, 1992), mentre in Italia sono usciti i romanzi Il buio del mare (Giunti 2007), e per Besa (2011) e La vita dell’eroe (2016). Ha scritto inoltre numerosi saggi e racconti apparsi in volumi collettivi e ha collaborato con riviste e quotidiani (“La Gazzetta del Mezzogiorno”, “la Repubblica” e “Internazionale”). 

Gli animali parlanti
Favole di autori serbi in versi e in prosa
di Giacomo Scotti


Un nuovo viaggio di Scotti
nella favolistica di area balcanica


PP. 272 – Prezzo 16,00 €
ISBN 9788836291328

L’orso Brontolo viveva in una regione del Monte Grmeč e passava il tempo come tanti altri orsi che abitavano quella boscosa montagna. Durante l’intero anno – a eccezione dell’inverno, quando cadeva in un sonno profondo, detto letargo – non faceva altro che andare in giro per procurarsi da mangiare. In particolare, cercava i vecchi faggi, perché nelle loro cavità di solito costruivano il nido le api selvatiche, e lì, in quei tronchi, quasi sempre trovava il miele che estraeva e si pappava con gran gioia, quando le padrone di casa erano momentaneamente assenti.

Con Gli animali parlanti Giacomo Scotti continua il suo lavoro di ricerca nell’universo della favolistica di area balcanica. Il focus è questa volta sulla Serbia, con il recupero di un nutrito corpus di favole scritte da autori serbi vissuti tra la fine del Settecento e i giorni nostri. 
Il volume si struttura in diverse sezioni tematiche, ciascuna delle quali raccoglie testi che hanno per protagonista un certo animale: troviamo così il leone, la volpe e il lupo, rane e ranocchi, volatili e insetti, animali giganti e altri più piccoli, tutti eletti a simbolo di specifici tratti della personalità umana, dall’avidità alla furbizia, dalla forza all’intelligenza. Scorrendo le pagine, di favola in favola, si costruisce un diario intimo dei sentimenti che guidano gli uomini di tutti i tempi. Adatto a nonni, adulti e bambini, Gli animali parlanti è un libro di grande interesse anche per chi ama conoscere le culture di popoli diversi ma a noi vicini. 
Chiude il volume una favola a firma dello scrittore Premio Nobel per la letteratura Ivo Andrić, bosniaco per terra d’origine ma serbo per la lingua usata nelle sue opere. 

GIACOMO SCOTTI, originario di Napoli e spostatosi in Istria nel 1947, ha pubblicato numerose opere legate al mondo dell’infanzia e della favolistica, soprattutto di area balcanica. Per Besa sono usciti Favole e leggende dall’Est Adriatico (2018), Favole e racconti popolari ungheresi (2019), Favole e leggende dell’Istria (2020), Favole e leggende dai Balcani (2020), Fiabe degli zingari dei Balcani (2020). Sempre per Besa l’autore ha firmato le opere di saggistica Un frate con li turchi. Un religioso italiano del ‘600 in viaggio nei Balcani (2019), Si chiamava Jugoslavia. Viaggi nei Balcani occidentali dall’Istria alla Macedonia (2020) e La città contesa. Fiume 1918-1924 (2020). 

Lo stesso fiume
di
Zdravka Evtimova


Un romanzo che racconta un mondo di miseria e oppressione, in cui sopravvive però la magia delle storie


PP. 240 – Prezzo 15,00 €
Traduzione dal bulgaro di Alessandra Bertuccelli
ISBN 9788836291373

Opera vincitrice del premio 
romanzo dell’anno in Bulgaria

Sia sua madre che suo padre pensavano che Ljuba volesse farsi monaca perché aveva messo un libro, Notre-Dame de Paris, sul comodino accanto al suo letto.
Sua madre le disse:
– Non ti illudere, non c’è niente in cielo e niente in terra se non impari a friggere la cipolla come si deve. Lascia stare la lettura, tuo padre è stato uno stupido: stava sempre a guardare le lettere ed è rimasto l’ultimo dei poveracci, ma tu puoi sempre correggerti.
Suo padre durante la lettura aveva un’aria mite [...]. Conservava ancora un libricino lacero scritto con i vecchi caratteri alfabetici di prima della riforma ortografica: il libro del pescatore e del pesciolino d’oro. Lui, non la madre, raccontava alle bambine le favole, quando non era di turno nel pomeriggio o di notte in miniera. Nelle sue favole c’era sempre un re di carbone che regalava alle giovani fanciulle un anello d’oro e alla fine le sposava. Tutte chiacchiere, diceva la madre. Come li fa i soldi, Sara?

Sara, Pirina e Ljuba: tre sorelle, tre storie singolari in un villaggio ai confini della Bulgaria. Sara è la ragazza più bella di Staro Selo, gli uomini per lei farebbero qualunque cosa e uno di loro, un giorno, decide di costruire una chiesa in suo onore. Pirina ama cantare, soprattutto quando si sente sola e disperata: le sue sono canzoni senza parole e con molta tristezza. Ljuba, invece, non fa che leggere libri polverosi: non parla con la gente, ma solo con quella carta ingiallita. 
C’è un fascino senza tempo nelle vite di queste giovani donne alle prese con amori fallaci, violenza e desiderio di riscatto. Dopo il successo mondiale di Sinfonia, in questo nuovo romanzo Zdravka Evtimova racconta un mondo di miseria e oppressione, in cui però sopravvive la magia delle storie: nei libri di Ljuba e nel suo grembiule azzurro come il riflesso della luna sull’acqua, nei draghi che abitano le canzoni di Pirina e nelle formiche che David osserva muoversi in direzione della Spagna c’è la bellezza di chi non smette di sognare un mondo diverso da quello in cui vive. 

ZDRAVKA EVTIMOVA è nata nel 1959 a Pernik, in Bulgaria, dove vive e lavora. È autrice di romanzi e racconti, molti dei quali tradotti e pubblicati all’estero. Ha vinto diversi premi letterari (fra cui il prestigioso Premio Balkanika) e oltre che scrittrice è anche traduttrice dall’inglese, dal francese e dal tedesco. Per Besa ha pubblicato i romanzi Sinfonia (2016, finalista al Premio Sinbad e già tradotto in Cina, Stati Uniti, Svizzera, Iran, Bosnia, Macedonia e Serbia), e la raccolta di racconti La donna che mangiava poesie (2019).

Macedonia
La letteratura del sogno

AA. VV.


 


PP. 208 – Prezzo 15,00 €
ISBN 9788836290505

Oltre al contesto slavo meridionale ed est-europeo, la Macedonia appartiene anche al contesto balcanico, un fatto che rende la sua posizione ancora più complicata e determina ancora di più le sue condizioni specifiche. A causa degli scontri etnici, dell’instabilità politica della regione e del rischio della guerra che minacciava di essere importata dai Paesi vicini, la vita in Macedonia è stata anche imprevedibile, piena di ansie e di incertezze per il futuro, ma comunque dominata da uno spirito di viva energia ed entusiasmo. 

Questo volume a cura di Anastasija Gjurcinova vuol presentare al lettore italiano la letteratura macedone del ventennio 1991-2011 attraverso una selezione delle pagine più interessanti della narrativa e della poesia contemporanee. Racconti, componimenti in versi e frammenti di romanzi qui raccolti offrono una panoramica su diverse generazioni, tendenze e poetiche che fanno parte del variopinto mosaico della letteratura macedone contemporanea. Una letteratura nuova e “giovane” all’occhio occidentale, ma allo stesso tempo anche “antica” ed erede di note tradizioni culturali (in particolare di provenienza paleoslava). 
I testi letterari presentati in questo volume, nella loro pluralità di stili e linguaggi, affrontano e riflettono alcune tra le più importanti questioni etniche, nazionali, artistiche e culturali che fanno parte dell’identità macedone contemporanea.

Songster
Cosmografia di un vagabondo

di Alessandro Angeli




PP. 112 – Prezzo 14,00 €
ISBN 9788836290369 

Dalla foschia che imbavaglia le isole, le ultime vampe di sole stemperano il grigio, disegnando un sentiero di luce. È un percorso antichissimo. Il rumore delle onde diventa un invito e allora provo a pensare alla mia terra e torno a lei,
anche se non so dove sia. In questo modo mi assento così
tanto che mi sembra siano gli altri a sognare. 

Un romanzo sulla condizione degli afroamericani, le radici della musica nera e l’importanza di una tradizione orale che nel racconto di Bunny, il protagonista, si contrappone all’avvento della modernità. Vi si trova il leitmotiv del viaggio alla ricerca della fortuna, incarnato da Abel, allievo di un grande bluesman e simbolo di quell’etica del vagabondo che è la vera essenza del blues. Vanno intesi in questo senso i riferimenti ai grandi maestri del genere “rurale” Skip James, Blind Willie Mc Tell e Furry Lewis.
Dal punto di vista storico, Songster si colloca agli inizi del Novecento e riflette le dinamiche che precedettero il secondo conflitto mondiale, la situazione razziale, l’avvento del Ku Klux Klan, la Grande depressione. Nel racconto orale del protagonista di queste pagine risiede la memoria e la salvezza di un intero popolo che ha cantato il dolore nel blues. 

ALESSANDRO ANGELI, nato a Roma nel 1972, vive a Grosseto ed è un insegnante di lettere. 
Fra i libri da lui pubblicati: Ragazzo fiume (2011), Mare di vetro (2012), Transmission, vita morte e visioni di Ian Curtis – Joy Division (2014), Napoli Circonvallazione nord (2014). Per Besa ha pubblicato la raccolta I ragni in testa. Racconti di un’Italia invisibile (2011, Premio PugliaLibre), Maginot, fotogenesi di un romanzo (2013) e La lingua dei fossi. Ballata criminale di Domenico Tiburzi (2015, romanzo vincitore del Premio “Grosseto scrive”). 

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Tel. +39 366.9937211


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