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Besa Muci Editore
NOVITÀ IN LIBRERIA
Il buio

di David Albahari 

 

Un’ossessiva caccia all’uomo
nella cupa atmosfera
della Jugoslavia post-titoista
 

 
PP. 176 – Prezzo 15,00 €
Traduzione di Augusto Fonseca

ISBN 9788836290260

È così, con ogni probabilità, che si scrivono i libri: nell’incertezza e nell’esitazione, non nell’affermazione di certezze. Di nuovo mi giungono voci orientali, ma il cuore non mi batte più così forte. Anche se qualcuno venisse a cercarmi, dubito che si mimetizzerebbe fino a questo punto.
Stanotte, certamente, sognerò di essere una geisha.

Un uomo senza nome è rinchiuso da dodici giorni in un’anonima stanza d’albergo in attesa che il suo destino si compia. La sua vita è custodita in un manoscritto in cui egli registra, con maniacale precisione, innumerevoli dettagli, incontri, conversazioni, riflessioni, pensieri. In queste pagine, la voce narrante si mescola alle voci di una Storia ben più ampia, quella della Jugoslavia post-titoista, lacerata da conflitti sociali e da un’insanabile crisi politica e ideologica. 
E in quest’atmosfera cupa, densa di sospetti e di inganni, si svolge l’ossessiva caccia all’uomo, considerato potenziale nemico delle istituzioni. Un uomo obbligato a cambiare aspetto, città, abitudini. Un uomo che sussulta al minimo rumore, costretto a diffidare persino dei presunti amici. Un uomo irriconoscibile a sé stesso, che riesce a ritrovarsi soltanto nelle parole, pazientemente redatte in attesa della fine. Alla scrittura, ancora una volta, si affida l’ultimo anelito di libertà, l’ultima possibilità di scampo prima di precipitare nel buio che tutto inghiotte.

DAVID ALBAHARI è nato a Peç (Kosovo, Serbia) nel 1948. È autore di numerosi volumi di racconti: Tempo di famiglia (1973), Storie ordinarie (1978), Descrizione della morte (1982, Premio Ivo Andrić), Convulsioni nel magazzino (1984), Semplicità (1988), La morte di Ruben Rubenović (1989) La mantellina (1993, Premio Stanislav Vinaver). Ha pubblicato inoltre diversi romanzi: Il giudice Dimitrijević (1978), Lo zinco (1988), Un breve libro (1993), L’uomo di neve (1995), Goetz e Meyer (2006), L’esca (2008), Zink (2009), Ludwig (2010), Sanguisughe (2012).

Dietro quell’angolo vi attende la sorpresa 

di Vlada Urošević 

Una raccolta di poesie e racconti 
per scoprire salotti sulla Luna
e città che non esistono

 
PP. 220 – Prezzo 16,00 €

Traduzione di Roska Stojmenova Weber, 
Mariangela Biancofiore e Živko Grozdanoski

ISBN 9788836290215

Su quell’isola si trovano cose singolari. La farfalla fragmenta antiquita, che vive in mezzo alle rovine dei templi distrutti, sulle ali ha un motivo che, nei minimi dettagli, imita il frammento di una statua frantumata. Il lepidottero destructus manuscriptorum, che si nasconde nelle biblioteche provinciali e addormentate delle cittadine dell’isola, e il cui verme è un gran distruttore di carta, mostra invece sulle ali il frammento del testo di un vecchio manoscritto arabo. La cosa più bizzarra è però una spiaggia deserta, sulla quale tutti i ciottoli levigati presentano in superficie – quale risultato di una linea più scura nella disposizione degli strati geologici – la stessa forma complicata e irregolare dell’isola.

Inatteso e straniante è il mosaico che emerge da questa raccolta di poesie e prose scelte di Vlada Urošević. Frammenti solo apparentemente incongrui, legati insieme dal filo sottile e sempre teso della meraviglia, raccontano storie in cui si mescolano gioiose tessere di infanzia, pagine di libri, lacerti di memoria, acrobazie della fantasia, creature mostruose e affascinanti, visioni grottesche, sogni bizzarri. 
Il reale e l’immaginario si inseguono, cambiando consistenza e forma, in un vortice di immagini inconsuete: salotti lunari, città invisibili, atmosfere enigmatiche, squarci di luce che capovolgono tutto all’improvviso, chiedendo al lettore di lasciarsi trascinare dalla corrente con curiosità e spirito di avventura. Tra le righe si intravede l’universo di un poeta erudito e mai saccente. Un universo non privo di contraddizioni e di domande senza risposta, in cui le ombre inquiete si dissolvono in impalpabile volo di farfalle. Un universo spesso incomprensibile, nel quale tuttavia si aprono improvvisi spiragli attraverso cui guardare oltre. Un universo che appare concreto, solido, e che nasconde invece, nelle sue intime crepe, una sorpresa. 

VLADA UROŠEVIĆ è nato a Skopje nel 1934. Poeta, scrittore, traduttore, saggista e docente universitario, è membro di prestigiose accademie europee, quali l’Académie Mallarmé di Parigi e l’Accademia macedone di scienze e arti. Cultore e appassionato di letteratura francese, ha tradotto opere di Baudelaire, Rimbaud e Apollinaire.

Occhio di cammello 
Racconti dalla leggendaria Kirghizia

di Čingiz Ajtmatov

 

Quattro delicati racconti a firma 
di uno dei più grandi ambasciatori
della cultura e del folclore kirghiso

 
PP. 100 – Prezzo 14,00 €
Traduzione di Anna Maria Bosnjak

ISBN 9788836290154

Nella stazione suonò un campanello, bisognava separarsi. Per l’ultima volta il padre guardò in viso il figlio e vide in esso per un momento i propri tratti, se stesso, ancora giovane, ancora all’alba della giovinezza; lo strinse forte al petto. E in quel momento con tutto il suo essere voleva trasmettere al figlio l’amore paterno.
Baciandolo, Cordon disse:
– Sii uomo, figlio mio! Dovunque tu sia, sii uomo! Rimani sempre un uomo!

La Kirghizia (oggi Kirghizistan) era una delle repubbliche socialiste dell’Asia centrale. Dagli estremi confini dell’universo sovietico, arrivano i quattro delicati racconti di uno dei più grandi ambasciatori della cultura e del folclore kirghiso. Sono quattro episodi della vita di altrettanti protagonisti, ma più che i fatti in sé l’occhio di Ajtmatov esamina i sentimenti che agitano gli uomini, le loro passioni, le gioie e i dolori, con uno stile che si nutre della lezione dei grandi scrittori russi dell’Ottocento.
Ambientate in un mondo in cui sono molto forti i legami tra le generazioni e il senso del dovere, le storie raccolte in Occhio di cammello aiutano a riflettere su valori che sembrano ormai dimenticati dalla civiltà occidentale contemporanea.

ČINGIZ AJTMATOV nacque nel 1928 a Seker, nella pianura del Talas (Kirghizistan). La sua scrittura rispecchia le sue origini e la sensibilità di contadino kirghiso, ma riflette anche la nuova cultura sovietica. L'autore ottenne il riconoscimento internazionale con La vela bianca, cui seguirono Le prime cicogneIl giorno che durò più di un secoloIl patibolo Il marchio di Cassandra. Dalle eresie del XX secolo. I libri di Ajtmatov sono stati tradotti nelle principali lingue europee e lo scrittore è considerato uno dei maggiori esponenti della letteratura russa contemporanea. È scomparso nel 2008, poco dopo che i rappresentanti della cultura dei paesi di lingua turca l’avevano candidato per il Nobel alla letteratura.

Si chiamava Jugoslavia
Viaggi nei Balcani occidentali dall’Istria alla Macedonia

di Giacomo Scotti

 

Un libro che è un po’ diario,
un po’ mappa di un viaggio
tutto da leggere e da vivere
 
PP. 184 – Prezzo 16,00 €
ISBN 9788836290116

Il viaggio ci porta fino alla cittadina rivierasca della Dalmazia montenegrina Bar (Antivari), dirimpettaia di Bari dalla quale ha preso il nome.
La piccola Bar fa l’occhiolino alla grande Bari in segno di amore.
Ma in tema di “scoperte” ce n’è per tutti in questo volume.

Mezzo secolo di viaggi sulle strade dei Balcani occidentali, in un mosaico di ricordi, incontri, istantanee di un mondo che si trasforma, che cambia pelle e nome. Dal 1957 Giacomo Scotti è tornato a più riprese in quelle terre, ne ha percorso quasi tutte le regioni muovendosi in treno, in aereo, in nave, salendo su auto e pullman, su biciclette e funivie, perfino in autostop. 
Un inquieto e avventuroso girovagare che allarga i confini dello spazio e del tempo, riallacciando due epoche divise da un anno: il 1991, l’anno in cui la Jugoslavia viene cancellata dalle carte geografiche, sbriciolata in stati e staterelli. Quella terra e la gente che la abitava hanno perso il loro nome, ma conservano ancora la loro bellezza, il folklore, i segreti e le tradizioni.
L'autore riprende i fili di questo mondo che non c’è più, o che semplicemente continua a vivere in un’altra forma, li riannoda e li cuce insieme in questo libro che è un po’ diario, un po’ mappa di un viaggio tutto da leggere. E da vivere.

GIACOMO SCOTTI, originario di Napoli e spostatosi in Istria nel 1947, vagabondo dal 1980 fra il paese natale e i Balcani, ha pubblicato in Italia e nell’ex Jugoslavia una ventina di opere che riguardano il mondo dell’infanzia e della favolistica. Per Besa sono già usciti Tornano fate e streghe. Nuove favole e leggende dell’Istria (2015), i due volumi di Favole e leggende dai Balcani (2017), Favole e leggende dall’Est Adriatico (2018), Gli animali parlanti. Favole di autori serbi in versi e in prosa (2018, con una favola dello scrittore Premio Nobel Ivo Andrić) e Un frate con li turchi. Un religioso italiano del ‘600 in viaggio nei Balcani (2019).

Influenza
di Piero Grima

 

Fra scienza e curiosità,
una panoramica sulle più devastanti epidemie di influenza della storia

 
PP. 168 – Prezzo 18,00 €
ISBN 9788836290123

Anche nel caso dell’influenza, è ancora una volta Cristoforo Colombo che assurge a protagonista nella comparsa di alcune patologie epidemiche. Infatti, l’ammiraglio genovese, dopo aver ricevuto in “regalo” dagli indigeni del Nuovo Mondo la sifilide, li decimò non soltanto a causa delle fucilate dei Conquistadores che seguirono alle spedizioni abbastanza pacifiche di Colombo, ma soprattutto con i batteri e i virus portati nelle nuove terre dal nocchiero genovese. Tra le malattie “regalate” dagli europei ci fu anche l’influenza che, come attestano i documenti del tempo, provocò una vera ecatombe riducendo la popolazione messicana a un milione e mezzo di persone da circa 30 milioni.

L’influenza è una malattia infettiva virale a trasmissione aerea altamente contagiante e per questo causa di devastanti pandemie. Il nome della malattia deriva dalla vecchia concezione astrologica secondo la quale essa sarebbe causata da una “influenza” degli astri.
Nel corso dei secoli, diverse sono state le epidemie di influenza che si sono diffuse con estrema rapidità da un capo all’altro del pianeta e che hanno provocato vere e proprie ecatombi, prima fra tutte la cosiddetta “spagnola” che, nel 1917-19, causò una strage con oltre 50 milioni di morti.
In questo volume l’autore ripercorre le più grandi e devastanti epidemie di influenza della storia, con un occhio particolare alle cause scatenanti e alle conseguenze che tale malattia ebbe su personaggi illustri dell’arte e della letteratura, fino all’avvento del vaccino.

PIERO GRIMA, nato a Bari nel 1941, si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Bari e ha conseguito le specializzazioni in Medicina Interna (Parma), Malattie Infettive (Pavia) e Microbiologia Clinica (Parma). Negli anni Settanta ha lavorato presso il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, avviandosi verso lo studio di due rami dell’infettivologia che continuerà poi a indagare durante tutta la sua attività ospedaliera: la risposta immunitaria del paziente aggredito dall’agente infettante e la corretta strategia terapeutica antimicrobica. Nel 1980 ottiene la cattedra di Microbiologia all’Università di Lecce, che dirige fino al 1990, quando lascia l’insegnamento per tornare alla clinica e guidare il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina. Fondamentale nel percorso di Grima è l’incontro con Mirko Grmek, uno dei  più prestigiosi docenti della Sorbonne e massimo esperto di storia della medicina e delle scienze biologiche. Grazie all’influenza di Grmek e della sua teoria della “patocenosi”, Grima avvia uno studio a tutto campo sulle grandi epidemie della storia: dopo SifilidePesteVaioloColeraLebbraTubercolosi Malaria un nuovo volume della collana pubblicata da Besa.  

Tarantismo e neotarantismo 
Musica, danza, transe
AA. VV.


Una raccolta di saggi sul ritorno alla musica popolare nella sua funzione catartica

 
PP. 120 – Prezzo 14,00 €
ISBN 9788836290208

Il presente volume raccoglie contributi di antropologi, musicisti, etnologi, operatori culturali e sociologi che indagano il fenomeno del neotarantismo da molteplici prospettive, rivisitando gli studi di Ernesto De Martino e Annabella Rossi, o riflettendo sulle connessioni fra generi musicali, movimenti politici, modelli culturali e rapporti sociali, fino a soffermarsi sul fondamentale ruolo coreutico nei rituali di guarigione.

Quando si parla di neotarantismo, si fa riferimento a un fenomeno che esprime il bisogno di musica “altra”, il ritorno alla musica popolare nella sua funzione catartica, da fruire però al di là dei tradizionali connotati storici legati alla sofferenza e alla vergogna. Movimento che coinvolge ampie fasce di giovani e meno giovani, il neotarantismo nasce dal bisogno – comune a ogni epoca – di liberarsi dagli affanni quotidiani e dal senso di oppressione ricorrendo allo straordinario potere della musica e della danza. Una risposta dal basso contro la globalizzazione, il livellamento culturale e il tentativo di cancellare le diversità attuato dai mass media. Una risposta che fa emergere la voglia di nuovi rapporti comunicativi e relazionali, e che vede i concerti di pizzica e di musica popolare in genere trasformarsi in grandi e sfrenate occasioni di danza collettiva.

Contributi di Georges Lapassade, Eugenio Bennato, Sandro Portelli, Antonello Ricci, Giorgio Di Lecce, Roberto De Angelis, Anna Nacci, Vincenzo Santoro e Piero Fumarola.

Il lunghissimo volo di un'ora

di Amik Kasoruho

Un romanzo sulla tormentata storia dell’Albania fra il secondo dopoguerra
e i primi anni Novanta,
raccontata da un testimone diretto

 
PP. 288 – Prezzo 17,00 €
ISBN 9788836290161

Non era in grado di precisare se era il principio o la fine di un viaggio: era tutto assorto a fissare i passi di chi lo precedeva.
Lo sguardo gli si annebbiò: alla realtà subentrò un’altra visione che veniva da lontano. Una visione sfocata dal tempo ma insistente, come se avesse scommesso con se stessa di non sbiadire del tutto.

L’idea che bene o male ci siamo costruiti dell’Albania e degli albanesi potrà, grazie a questo libro, fare i conti non solo con notiziari, analisi, reportage, cronaca nera e varia informazione, ma anche con materiale umano di prima scelta, ovvero con i giorni e le opere di un uomo che ha vissuto in prima persona e sulla propria pelle gli sconvolgimenti epocali che hanno segnato la storia dell’Albania fra il secondo dopoguerra e i primi anni Novanta. 
Una vita segnata da indicibili sofferenze e soprusi, vincolata entro i gangli della dittatura comunista, con in sé una coscienza saldamente fondata, che non vuol lasciarsi abbrutire dalla barbarie. 
Amore e cultura sono per Kasoruho gli strumenti che permettono a un individuo di essere e restare persona, di conservare e sviluppare, malgrado tutto, il proprio patrimonio di sensibilità.
Un romanzo che colloca il viaggio della memoria dentro un viaggio reale, nel lunghissimo volo di un’ora dal passato al futuro.

AMIK KASORUHO (1932-2014) nel 1949 fu arrestato e incarcerato per quasi sette anni. Nel frattempo suo padre venne fucilato senza un processo. Dopo la scarcerazione, Kasoruho ha vissuto insieme alla famiglia in domicilio coatto. Sotto il regime comunista non gli è stato permesso di pubblicare nulla, neppure traduzioni. Successivamente ha pubblicato (sia in Italia che in Albania) libri dedicati alla storia albanese durante il periodo della dittatura, e tradotto importanti autori della narrativa italiana, spagnola e anglosassone. Per Besa sono usciti Tra il carcere e Dio (2003) e Un incubo di mezzo secolo (2019).

Crocevia 22
Scritture straniere, migranti e di viaggio


Prosa, poesia, reportage per un viaggio intorno al mondo, in punta di penna

 
PP. 208 – Prezzo 16,00 €
ISBN 9788836290147

Il numero 22 della rivista “Crocevia” continua il suo percorso alla (ri)scoperta di autori e letterature meno conosciuti o marginalizzati, proponendosi come centro di discussione per le nuove generazioni di scrittori e scrittrici. 

A tal proposito, la sezione monografica “Bussola” è consacrata alla giovane letteratura albanese, con la presentazione per la prima volta in Italia di testi di autori e autrici under 35 Elona Çuliq, Manjola Nasi, Belfjore Qose ed Eris Rusi: invitati dal Ministero della Cultura Albanese alla Fiera del Libro di Torino del 2018 come finalisti del primo concorso nazionale per giovani scrittori, qui presentano alcuni loro testi in poesia e in prosa, segnali evidenti di un rinnovamento della letteratura albanese contemporanea. Continua poi la collaborazione con il Concorso Lingua Madre, che stavolta propone come tema il suggestivo “Cibo-donne-legami: ricostruzioni di spazi”: un tema che ispira i due testi poetici di Melita Ferkovic e Luisa Fernanda Guevara. All'interno del volume sono inoltre presenti racconti dello scrittore e poeta occitano Joan-Luc Sauvaigo, di Anna Finozzi e Federico Lonoce, di Loredana De Vitis; un contributo di Lorenzo Mari che presenta alcune poesie inedite in italiano del poeta sudafricano Raphael d’Abdon; i testi di Alessandro Pellegatta sulla letteratura di viaggio e la storia di Ilaria Alpi; un articolo di Lorenzo Pompeo sul monte Athos; le poesie di Antonello Borra; il saggio di Veronica Cappellari e Fabio Giraudo sulla scrittrice francofona Malika Madi. 

BEIT BEIRUT 
Uno sguardo sul Libano
di Alessandro Pellegatta


Le ferite e la bellezza di un paese-simbolo, che guarda alle sfide del futuro

 
PP. 120 – Prezzo 15,00 €
ISBN 9788836290178

L’unico edificio di tutto il Libano che ha le credenziali per rappresentare questo paese non è un grattacielo ma una semplice casa costruita nel 1924.
Il suo nome è 
Beit Beirut.

Città come Beirut sono significativamente ai bordi di un’Europa che oggi non sembra voler riproporre altro rispetto alla propria (sbiadita) immagine. Frammentazione, nazionalismi e settarismi impediscono di concepire e comprendere la grande importanza di un nuovo Mediterraneo e di un nuovo circuito, culturale prima ancora che economico, che rimetta in comunicazione Europa, Nord Africa e Medio Oriente. 
Beit Beirut è un edificio storico della capitale libanese sopravvissuto alla guerra civile. Pur mostrando le sue ferite, è diventato un simbolo di rinascita nazionale, l’allegoria di un futuro possibile, lontano dai settarismi e dai particolarismi, che può e deve mettere sempre al centro il senso di appartenenza, la cultura, la memoria storica e la bellezza.
Partendo dalle ferite inferte a territori e città come Beirut, Alessandro Pellegatta dà corpo a riflessioni sulla contemporaneità di un paese-simbolo, che attende di diventare motore di innovazione e di valorizzare le ricchezze del proprio territorio.

ALESSANDRO PELLEGATTA si dedica da anni alla letteratura di viaggio. Per Besa ha già pubblicato i volumi Agim. Alla scoperta dell’Albania (2012), Oman. Profumo del tempo antico (2014), La terra di Punt. Viaggio nell’Etiopia storica (2015), Karastan. Armenia, terra delle pietre (2016), Eritrea. Fine e rinascita di un sogno africano (2017), Vietnam del Nord. Minoranze etniche e doposviluppo (2018), Manfredo Camperio. Storia di un visionario in Africa (2019) e Abrid. Diario algerino (2020).

La morte dell'usuraia
di Piero Grima

 

Un nuovo caso per
il commissario Santoro

 

PP. 148 – Prezzo 16,00 €
ISBN 9788849712124

– L’hanno trovata morta. Il figlio che vive a Panni le aveva telefonato più volte senza avere risposta. Si è impensierito ed è andato a vedere che stava succedendo.
Era morta. D’altronde, “chi semina vento, raccoglie tempesta”.

– Non doveva stare bene, io l’avevo incontrata dal dottor Gentili.
Abbiamo lo stesso medico di base – si ricordò Santoro.

– Può darsi che fosse andata dal dottore non per curarsi ma per riscuotere.
A quanto ne so il dottor Gentili ha sperperato un sacco di soldi al circolo.

Caterina Carmini, anziana ed elegante impiegata di banca, ha fama di avida usuraia pur apparendo ai più generosa e caritatevole. Viene trovata morta dal figlio Piero, pescatore che abitualmente la riforniva di pesce azzurro. Il medico diagnostica morte per “arresto circolatorio”, quindi morte naturale. Il commissario Santoro, informato dell’accaduto dall’ispettore Lo Palco, decide di approfondire le cause di quell’evento richiedendo il riscontro autoptico poiché “quando un personaggio losco muore di subito, si è autorizzati a pensar male”. Il medico legale rileva alcuni segni che confermano il sospetto del commissario. Inizia un complicato iter investigativo che porterà tra mille difficoltà alla soluzione del caso.

PIERO GRIMA è nato a Bari ma vive e lavora a Lecce. Dopo un primo periodo di opere letterarie introspettive, obbedendo a un’antica passione l’autore si dedica al romanzo poliziesco e guida tra dedali intricati e avventurose vicende l’ineffabile commissario Santoro e il suo fido ispettore Lo Palco, protagonisti di un’avvincente saga di gialli dalle atmosfere salentine.

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