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La mia prima volta 
Cosa si scrive in una newsletter che viene mandata per la prima volta? Ciao, aloha, come stai? Ma, soprattutto, come si esordisce in una newsletter che viene mandata per la prima volta di sera tardi? Scusatemi, ma ho dovuto necessariamente aspettare che scattasse la mezzanotte per arrivare a mercoledì perché né di venere, né di marte ci si sposa né si parte! e chi sono io per sfidare così sfacciatamente la sorte. È così: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me. 

Allora dunque benvenuti a tutti su ZITA! amiche telespettatrici e amici telespettatori, un servizio a voi naviganti in cui cercheremo di evitare - almeno per adesso - di farci troppe domande sul come, se e quando perché già ci bastano i nostri dubbi ché, tra decreti e circolari, ci manca davvero poco al burnout da quarantena. 

Ho deciso di saltare quindi i convenevoli (mi scuso con chi tiene molto al galateo) e lascerò cadere le presentazioni, ma con chi non ho mai avuto il piacere di fare due chiacchiere face to face rimando qui dove più o meno qualcosa su di me c'è scritta. E poi sarò sincera: io tutto questo tempo di fare torte, pizze e beauty routine non ce l'ho (tant'è che il mascarpone è scaduto il 26 marzo!). Ma non me ne vergogno, è tutta colpa dello smartworking! Sì, perché nella classifica dei Tipi da Quarantena, io mi colloco tra gli impavidi smartworker che vivono nella bolgia in cui tutto si sviluppa nel loop infinito sveglia, caffellatte (con due LL perché dà l'effetto del forte), rassegna stampa, tweet, doccia (finalmente!), trucco e parrucco. Perché, amici, la giornata non può cominciare senza rossetto. Roba da sindacato CCTQ (Confederazione Ci Trucchiamo in Quarantena). 

Ad ogni modo, per questa prima lettera mi sembra opportuno tirare fuori parole e iniziative di incoraggiamento ché fanno proprio bene in questo periodo per provare a tirarci su il morale come delle eccitate ed isteriche ragazze pon pon.
 
In questi giorni sto dormendo poco, lavoro tanto e rifletto parecchio nelle mie pause durante le quali mi ritrovo a fissare per interminabili minuti lo schermo del pc o la finestra. Quello su cui ho riflettuto molto è che questa emergenza sanitaria da Coronavirus ci sta cambiando molto dal punto di vista umano. Siamo usciti sui balconi per dirci quanto ci vogliamo bene e cantare tutti insieme l'Inno di Mameli (scoprendo che anche le amichevoli della Nazionale ci sono servite a imparare). Abbiamo promosso campagne di donazione per gli ospedali, contribuendo a costruire reparti di terapia intensiva in meno di una settimana. E abbiamo messo in piedi iniziative di spesa sospesa per aiutare chi in questa emergenza è in serie difficoltà economiche. Ecco, in poche parole abbiamo tirato fuori l'Italia che mi piace
 

Penso che quello che stiamo vivendo adesso è l'ante litteram del mondo dopo il Covid-19: il mondo così come l'abbiamo conosciuto e in cui abbiamo vissuto fino all'altro giorno cambierà, cambieranno la comunicazione e i linguaggi, daremo una nuova chiave di lettura a tutto e ritorneremo all'autentico. Insomma, non saremo più come prima, ma questo non vuol dire che sarà un male. E vero è che quando il giorno dopo usciremo fuori, dovremo adattarci a un nuovo modello di vita ed ecco perché dobbiamo cominciare a pensare e costruire adesso per domani. Io, devo dire, ho iniziato a farlo già con un po' di persone.

Comunque, una cosa l'ho già decisa: quando potremo uscire di nuovo, per prima cosa andrò al mare. Poi andrò a fare colazione con cornetto e cappuccino al bar perché una cosa che mi manca è proprio il profumo del bar

Ad ogni modo, torniamo a noi. Perché non voglio mentirvi e dirvi che va tutto bene con lo smartworking, la pizza fatta in casa il sabato sera e le videochiamate su Party House. Stiamo imparando tutti a convivere con emozioni che forse prima non avevamo mai provato - o almeno non a questo livello. Io me la sto cavando bene, tutto sommato, però ho momenti di sottotono in cui neppure leggere Mario Draghi mi tira su il morale. A proposito, dovremmo essergli tutti molto grati per quello che ha detto sul Financial Times e facciamo tutti il tifo perché Ursula e Christine facciano squadra e diano gas al motore dell'Europa

E allora dicevo. Per combattere gli umori da quarantena - perché sono tanti - ho appuntato cose del web che possono tornare utili per distrarci e informarci un po' che non guasta: 
  1. la Solidarietà Digitale, ovvero l'iniziativa promossa dal Ministro per l'Innovazione e la Digitalizzazione Paola Pisano, insieme ad Agid, per rendere disponibili una serie di servizi digitali a cittadini e imprese (dall'informazione e l'intrattenimento fino all'e-learning, passando per i servizi per agevolare lo smartworking);
  2. il lavoro della Commissione Europea per combattere le fake news sul Covid-19 e spiegare cosa sta facendo e ha già fatto l'Unione Europea per l'Italia;
  3. la mostra di Raffaello alle Scuderie del Quirinale;
  4. un po' di ginnastica per la creatività;
  5. una bella storia dall'Europa, che ha per protagonisti i supercomputers del progetto #Exscalate4CoV impegnati nella ricerca di molecole in grado di combattere il Covid-19.
Infine - e chiudo - amiche telespettatrici e amici telespettatori, qui sotto trovate un video in cui do qualche piccolo suggerimento su come orientarsi con lo smartworking. Io oramai sono ben collaudata già da qualche anno con lo smartworking - e devo dire, ho fatto più cose in questa quarantena che nella mia vita precedente - ma riconosco che ci sono tantissime persone che si sono ritrovate catapultate nella modalità di lavoro agile dall'oggi al domani e il rischio di cadere nella noia e nell'alienazione è reale. Non è facile, ma ce la faremo (anche senza l'apostrofo). Ne sono convinta!

#Restateacasa

Un abbraccio, Elania ❤️
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Zita, punto e a capo · Roma · Roma, Italia 00100 · Italy

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