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Newsletter Adesione #3.4

Carissimi,
anche quest’anno la parola adesione ci accompagnerà lungo tutto il nostro anno associativo e verrà declinata seguendo il percorso delle beatitudini.

Ci siamo fatti aiutare dai responsabili parrocchiali dell’ACR che abbiamo incontrato lo scorso settembre a San Giovanni in Loffa .

Lasciandoci guidare da una beatitudine al mese e scoprendo con essa percorsi nuovi da esplorare, vorremmo sperare che la parola adesione, che tanto ostica ci può apparire al momento del pagamento della tessera, possa aiutarci come lo strumento che esso è: un segno visibile di appartenenza ad un gruppo di amici che vogliono bene a  Dio e alla Chiesa.
 

Un piccolo segno che ci aiuti a vivere e a qualificare lo stile del vivere “insieme”
 

Ci lasciamo con quanto recita il sussidio degli adulti “SOTTOSOPRA”:

“Le beatitudini sono anche un progetto bellissimo che ci fa pensare alle persone di Ac come a persone davvero gioiose che, dentro le fatiche e le angosce della vita di ogni giorno sanno sempre cercare e annunciare prospettive differenti mostrando come la piccolezza, la povertà, la sofferenza, la malattia la crisi, non sono la fine ma l’inizio per una umanità nuova arricchita nel vangelo dall’incontro sconvolgente con una speranza, che continuamente ci mette “sottosopra”.

Negli scorsi mesi abbiamo riflettuto assieme sulle beatitudini "Beati gli afflitti", "Beati i misericordiosi" "Beati i perseguitati".

E questo mese?

"Beati i poveri in spirito, perché di essi è pieno il regno dei cieli"

:: AdeSione :: Beati i poveri di spirito ::


“Arabisches III (mit krug)”, di Wassilij Kandinskij, 1911

Il tema della Natività è fra i più presenti nell’iconografia dell’arte occidentale, vuole commemorare la nascita di Gesù in modo ora narrativo, ora celebrativo, simbolico, figurativo, a seconda delle finalità e della sensibilità di ciascun artista.
Tra gli artisti del ‘900 anche Vassilij Kandinskij (1866-1944) affronta questo tema, nei modi della sua arte raffinata ed intellettualistica, libera da imposizioni mimetiche, lontana dalle forme del reale e vicina al suo significato sostanziale e dipinge, nel 1911, un’opera che, come molte eseguite nel periodo 1910/23, pur conservando una traccia di figuratività, si propone come immagine metafisica e spirituale di un evento collocato in un altrove senza tempo.

Nella capanna non si celebra quel “Natale” di sfrenato consumismo, di decadente corsa affannosa ai regali, di abiti rossi o di abeti usa e getta.
Quella miseria, quella povertà, ci dice che sono beati i poveri di spirito perché di loro è il Regno dei Cieli. Difatti che cosa è mai davanti a Dio tutto lo splendore della terra? La ricchezza o la miseria, lo splendore o l’umiliazione, sono un nulla davanti a Lui. 

San Francesco d’Assisi ha compreso molto bene il segreto della Beatitudine dei poveri in spirito. Infatti, quando Gesù gli parlò nella persona del lebbroso e nel Crocifisso, egli riconobbe la grandezza di Dio e la propria condizione di umiltà. Nella sua preghiera il Poverello passava ore a domandare al Signore: «Chi sei tu? Chi sono io?». Si spogliò di una vita agiata e spensierata per sposare “Madonna Povertà”, per imitare Gesù e seguire il Vangelo alla lettera. Francesco ha vissuto l’imitazione di Cristo povero e l’amore per i poveri in modo inscindibile, come le due facce di una stessa medaglia.

Leggiamo a seguire un estratto dal testo di Roberto Falciola, Pier Giorgio Frassati. «Non vivacchiare ma vivere», Editrice AVE, Roma 2010 (pp. 57-59)

C’è una linea continua che unisce tutta l'esistenza di Pier Giorgio: è la dedizione ai poveri. Da quando piccolissimo scoppia in lacrime per il misero, scacciato da papà, che «forse è stato mandato da Gesù», e si sfila scarpe e calze da dare furtivamente alla madre del bimbo seminudo che ha bussato alla porta, fino al biglietto tracciato sul letto di morte, la sua azione in favore di chi ha bisogno è costante.

A chi gli chiede come fa a sopportare gli odori, la sporcizia, risponde: «Non dimenticare mai che se anche la casa è sordida tu ti avvicini a Cristo!». Così Pier Giorgio non ama i poveri: ama ogni povero. E le Conferenze di San Vincenzo non sono per lui l’adempimento di un dovere del buon cattolico, ma lo strumento per dare garanzie di continuità alle opere di carità.

Non è uno slancio umanitario e filantropico: se così fosse non avrebbe la continuità e l'intensità che Pier Giorgio profonde. Non viene da un’idea romantica della povertà: se così fosse non potrebbe resistere al puzzo delle case sporche e anguste dove sale assiduamente.

«Certe conferenze di San Vincenzo le abolirei. Quando vi sono uomini che pur essendo pieni di zelo cristiano, di fronte alle difficoltà preferiscono lasciar perdere, è meglio che la conferenza non esista. Non perché le persone agiscono in cattiva fede ma perché essa non è adatta ai tempi». 

Questo è il suo parere. Il suo stile è invece di non tirarsi mai indietro, non appena intravede di poter fare qualcosa per qualcuno, costi quello che costi.Porta dentro di sé il monito del Vangelo: «Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete... Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta (Lc 12,22.31).

«Io sono povero come tutti i poveri», dice ad un amico. Ed è vero: ha scelto di non tenere nulla per sé. La sua cronica mancanza di denaro è proverbiale, il distacco dai beni familiari è dichiarato. Ma è l'atteggiamento con cui entra nelle case della gente, quando si presenta come «un confratello della San Vincenzo», a rivelare l'autentico significato della frase: il rispetto, la delicatezza, la pazienza nell’ascoltare i lamenti della povera gente, la sollecitudine e la semplicità con cui risponde alle esigenze, anche a quelle non espresse, dimostrano una carità che non scende dall’alto ma cresce fianco a fianco.

La vita è un dono: la vita è da donare. Non c'è nulla da tenere per sé, perché nulla ci appartiene.

A chi di voi non è mai stato commissionato un lavoro, all’ultimo minuto, proprio quando l’ufficio è vuoto, la giornata è terminata e l’unico vostro pensiero è quello di sprofondare in divano, mettere le ciabatte e bere una birra ghiacciata...

Accade al protagonista di questo divertente cortometraggio, alle prese con una scontata e malfunzionante macchina fotocopiatrice.

Non scontato è invece quanto gli accade, uno strano foglio con un grande buco nero, viene fotocopiato per sbaglio. Il cortometraggio indaga nel genio dell’uomo, che sa cogliere e sfruttare al meglio, ogni situazione gli si pari davanti, ma forse, è proprio l’eccesso a “volere” e chiedere sempre di più che irrimediabilmente, crea la maggior parte dei nostri problemi.

The Black Hole è stato presentato al Future Short nel 2008 e nasce da una collaborazione tra i due registi Olly Williams che sono anche gli sceneggiatori. Il cortometraggio indaga in modo divertente, e ironico sull’ingegno e la bramosia dell’uomo
nel volere sempre di più

E per finire
ascoltiamo il commento di don Paolo Rosini:

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