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Newsletter Adesione #3.3

Carissimi,
anche quest’anno la parola adesione ci accompagnerà lungo tutto il nostro anno associativo e verrà declinata seguendo il percorso delle beatitudini.

Ci siamo fatti aiutare dai responsabili parrocchiali dell’ACR che abbiamo incontrato lo scorso settembre a San Giovanni in Loffa .

Lasciandoci guidare da una beatitudine al mese e scoprendo con essa percorsi nuovi da esplorare, vorremmo sperare che la parola adesione, che tanto ostica ci può apparire al momento del pagamento della tessera, possa aiutarci come lo strumento che esso è: un segno visibile di appartenenza ad un gruppo di amici che vogliono bene a  Dio e alla Chiesa.
 

Un piccolo segno che ci aiuti a vivere e a qualificare lo stile del vivere “insieme”
 

Ci lasciamo con quanto recita il sussidio degli adulti “SOTTOSOPRA”:

“Le beatitudini sono anche un progetto bellissimo che ci fa pensare alle persone di Ac come a persone davvero gioiose che, dentro le fatiche e le angosce della vita di ogni giorno sanno sempre cercare e annunciare prospettive differenti mostrando come la piccolezza, la povertà, la sofferenza, la malattia la crisi, non sono la fine ma l’inizio per una umanità nuova arricchita nel vangelo dall’incontro sconvolgente con una speranza, che continuamente ci mette “sottosopra”.

Negli scorsi mesi abbiamo riflettuto assieme sulle beatitudini "Beati gli afflitti" "Beati i misericordiosi".

E questo mese?

"Beati i perseguitati, a causa della giustizia"

:: AdEesione :: Beati i perseguitati ::


"Persecution" di Jani Freimann, marzo 2011

L'intento originale del dipinto è stato quello di rappresentare la discriminazione religiosa, principalmente contro i cristiani, che sta peggiorando nella società americana. Durante la lavorazione però il dipinto ha acquisito nella mente dell'autore un significato più ampio, diventando la personificazione della persecuzione quotidiana, sotto forma di pettegolezzo, scherno, rabbia e scetticismo.

Chi è stato il “primo perseguitato”?

La fuga in Egitto e la strage degli innocenti manifestano l’opposizione delle tenebre alla luce: “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,11). L’intera vita di Cristo sarà sotto il segno della persecuzione. I suoi condividono con lui questa sorte. Il suo ritorno dall’Egitto ricorda l’Esodo e presenta Gesù come il liberatore definitivo. (CCC 530)

Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele.
Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato il Nazareno».

Dal testamento di Padre Christian De Chergé, priore dell’Abbazia di Tibihrine, ucciso con altri sei monaci trappisti in Algeria nel maggio 1996, probabilmente da fondamentalisti islamici (ma forse dall’esercito regolare che voleva far ricadere la responsabilità su questi ultimi):

Anche questo articolo, apparso su Avvenire il 16 agosto 2014, può aiutarci nella riflessione:

«Tutto è cominciato con quella "Nun", la lettera N con cui il sedicente Califfato ha marchiato le case dei cristiani di Mosul prima di costringerli alla fuga. Una lettera che il mondo ha però imparato a conoscere, non tanto come marchio della vergogna, come intendevano i terroristi, bensì come simbolo di una campagna internazionale a favore dei cristiani perseguitati. La lettera ha, così, trovato un’identità tanto forte da riscattare le sue origini incerte. Diventando una star. Se, infatti, tutti sappiamo che quella lettera sta per la parola araba “Nasara" (nazareni), è controversa l’origine del termine. Se sia, cioè, un dispregiativo o un semplice sinonimo di "masihiyyun", seguaci del Messia. Non è, infatti, noto come i cristiani d’Arabia – parliamo del VI-VII secolo – si autodefinivano… Quale che sia l’origine della parola, è chiaro che i jihadisti intendono con essa un marchio della vergogna, ma, come abbiamo già scritto su "Avvenire" non sarà mai per chi lo subisce, bensì per coloro che lo impongono.»
La testimonianza di un sacerdote siriano

Per approfondire


«Sono stata condannata perché cristiana. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui»

http://asiabibi.org/?lang=it


 
Il testamento spirituale del cattolico Shahbaz Bhatti, ministro per le Minoranze del Pakistan, assassinato il 2 marzo a Islamabad da uomini armati.

Alcuni film per te


Alla luce del sole

di Roberto Faenza

Storia del presbitero Giuseppe "Pino" Puglisi, il parroco assassinato da cosa nostra a Palermo nel quartiere Brancaccio il giorno del suo 56º compleanno, il 15 settembre 1993.

La settima stanza

di Márta Mészáros

Racconta la vita di Edith Stein, prima filosofa e poi monaca di clausura, morta ad Auschwitz e canonizzata nel 1998 da papa Giovanni Paolo II.

Bonhoeffer

di Eric Till

Storia del teologo protestante Dietrich Bonhoeffer, oppositore del regime nazista che si rifiuta di prestare giuramento a Hitler.
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