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Ecco il nostro sì

Ciascun socio, con l’adesione all’Azione Cattolica Italiana, assume la responsabilità di prendere parte attiva alla vita associativa e di contribuire – con la preghiera e con il sacrificio, con lo studio e con l’azione – alla realizzazione delle finalità dell’Associazione.

La scelta di aderire è personale e deve essere consapevole: abbiamo pensato di raggiungerti con una newsletter come questa, una volta al mese, per condividere con a te alcune riflessioni sulla nostra bella associazione.

Prenderemo spunto dalla parola "Adesione", trasformandola in acronimo formato da tante belle caratteristiche della nostra cara Azione Cattolica.

La parola di questo mese non può che essere "Associazione"!

Proviamo a ragionare su questa parola attraverso l'intervista che Matteo Truffelli, Presidente Nazionale di AC, ha rilasciato a Pagine di AC.

MA MATTEO NON AVER PAURA
DI SBAGLIARE UN CALCIO DI RIGORE

di Matilde Tessari
Commissione Comunicazione
(Pagine di AC, pag. 10 N° luglio 2014)

 
Gentile Presidente, la verità è questa, l’ho cercata su wikipedia. Si, per preparare questa intervista ho cercato in rete informazioni, notizie, poi ho studiato il suo curriculum, lavorativo e associativo: wow! E quindi mi sono venute naturali alcune domande, per conoscerla un po’ di più, ma in modo diverso:

Anzitutto: a che ora si alza il mattino e qual è la prima cosa che fa? Nella mia testa i filosofi si alzano molto presto per studiare, ma poi penso a Cartesio che soffriva il freddo del mattino…

Non sono un tipo particolarmente mattiniero, di quelli che si svegliano prestissimo e sono già arzilli. Fin dai tempi dell’università, sono più abituato a lavorare fino a tardi, che ad alzarmi all’alba. Ma da allora sono pure abituato alla vita del pendolare, che significa anche levatacce per non perdere il treno... La prima cosa, al risveglio, è il “buongiorno” a mia moglie Francesca, poi preparo la colazione.

Ha voglia di descriversi attraverso un’immagine, motivando la sua scelta?

Domanda difficile. Scelgo Il bacio di Costantin Brâncuşi. Non credo servano molte parole di spiegazione. È una scultura che dice tutta la dolcezza e la forza dell’amore che ci fa essere una cosa sola con l’altra persona.

Quando guarda fuori dalla finestra, quale è la cosa più bella che vede?

Quando guardo fuori dalla finestra di casa mia vedo, dall’altra parte della strada, una piccola cooperativa sociale, “La Bula”, in cui ragazzi e ragazze disabili imparano a lavorare il legno. È questa la cosa più bella non solo che vedo dalla mia finestra, ma che caratterizza ancora in modo forte la società italiana: la presenza di un tessuto solidale forte, generoso, capace di incredibile bellezza. Un tessuto che tiene, anche se a volte sembra subire qualche strappo, anche nella crisi, anche in una temperie culturale sempre più segnata da quella che Papa Francesco ha chiamato «la globalizzazione dell’indifferenza».

Qui in Azione Cattolica a Verona, ci piace tanto la parola Territorio, cosa porta all’Azione Cattolica Nazionale, del luogo in cui vive ed è cresciuto?

Tante cose, ma sono anche molto contento di averne raccolte tante altre, in questi anni, attraverso la conoscenza fatta di amicizia, confronto, lavoro comune con persone provenienti da territori, esperienze, realtà ecclesiali e culturali diverse. E non solo italiane. La scambio sempre più fraterno e solidale con le AC di altri Paesi attraverso il FIAC è da tempo un arricchimento molto significativo per il cammino nazionale e per quello di tante associazioni diocesane, compresa quella da cui provengo. Da Parma e dall’Emilia, poi, mi porto senz’altro un po’ di attitudine allo stare bene insieme alle altre persone, magari a tavola. Mi porto il forte senso di solidarietà che caratterizza gli abitanti delle mie terre, ma anche la passionalità che deriva dall’abitudine a confronti veri, a volte anche forti, ma aperti e diretti tra modi diversi di pensare, vivere, sognare.

Fin qui tutto facile, ora le chiedo una ricetta: in un momento storico in cui si cercano sicurezze, con la tendenza a chiudersi nelle associazioni o nelle parrocchie, cosa significa esserci e fare, a favore di tutti? E come fare? E ci dà anche la sua ricetta dei tortelli alle erbette?

Se la conoscessi, la ricetta, non la direi di certo in giro!! Intendo quella dei tortelli, ovviamente... Tra i miei tanti difetti c’è anche quello che non sono proprio un bravo cuoco. Anche per l’altra ricetta, però, devo darvi la stessa risposta. Ma per una ragione diversa: perché ogni luogo, ogni tempo, ogni contesto di relazioni umane deve essere abitato e costruito con un approccio specifico, senza cercare di applicare ricette preconfezionate. Per poter andare incontro alle attese, alle speranze e alle difficoltà delle persone occorre prendere le mosse da una lettura attenta, profonda, della realtà in cui si è chiamati a camminare. È questa, credo, una parte importante del nostro essere associazione che vive e serve la Chiesa locale, che si raccoglie attorno al proprio Vescovo, che si radica in uno specifico territorio.

Alcune foto la ritraggono in montagna, zaino in spalla: è uno sportivo?

Non considero la montagna uno sport. È una parte di me. Una passione che condivido con mia moglie Francesca, con i familiari, con gli amici. La montagna per me è lo spazio in cui è più facile avvertire il senso dell’assoluto, percepire la piccolezza e la grandiosità dell’uomo (come recita il Salmo: Che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi? Davvero l’hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato). La montagna è il luogo della fatica bella, che ti dà soddisfazione. È il luogo dell’amicizia che non ha bisogno di molte parole.

Che musica ascolta? È la stessa che canta sotto la doccia?

La musica è un’altra mia grande passione (insieme al viaggiare, soprattutto attraverso l’Europa!). Mi piace di tutto, dalla musica classica e il jazz alla musica “ultra-leggera” degli anniOttanta. Se devo scegliere e fare qualche nome, direi Peter Gabriel (e i Genesis), U2, David Bowie, Paul Weller (con le sue varie formazioni). Sotto la doccia, a dir la verità, non canto molto: però c’è una canzone che mi canto spesso: La leva calcistica della classe ’68, di Francesco De Gregori.

Lei sembra uno che legge molto, ci consiglia una lettura per questo tempo estivo? Non una cosa da spiaggia, tanto noi dell’Azione Cattolica di Verona in vacanza non ci andiamo.

La più bella avventura, di don Primo Mazzolari.

Leggi anche l'intervista che Matteo Truffelli ha rilasciato ad Aleteia.
Se vuoi condividere con i più piccoli la riflessione sull'Adesione sul tema "A - come associazione", ricorda che nel sussidio "Ecco il nostro sì", a pagina 3, c'è una proposta tutta per loro!
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