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Quanto siamo disposti a pagare un e-book? E perché ci interessa tanto che costi molto meno del cartaceo?
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Il prezzo degli e-book

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Ne convengo, commerciare con l’immateriale ha le sue criticità e stabilire un prezzo che incontri il favore del pubblico non è compito semplice, perché bisogna convincere le persone che quella cosa che non possono toccare (una canzone, un film, un articolo) ha uno statuto proprio e un valore a prescindere dal supporto. Nasce qui il problema del costo dell’e-book: perché spendere cinque o dieci euro per un formato digitale quando quello che acquisto non è altro che un file?

La smaterializzazione è la salvezza del libro e, nel contempo, la sua condanna, almeno in Italia. Come sappiamo il digitale taglia costi di stampa, magazzino e distribuzione fisica, che vengono sostituiti dalle commissioni degli store online o del distributore – come Book Republic e Simplicissimus che trattengono il 30/35% – eppure persiste una certa resistenza (culturale?) a considerare l’e-book un “vero” libro.

Quando si parla del prezzo (giusto) degli e-book, bisogna prima chiedersi cosa si sta pagando: il contenuto, e il necessario lavoro per produrlo, o il supporto? Nel secondo caso, è forse utile ricordare che i costi industriali per la produzione di un libro si stanno sempre più assottigliando (viva il progresso), e quindi incidono meno sul prezzo finale, soprattutto se stiamo parlando di grandi editori che possono permettersi tirature alte. Quindi, di nuovo, cosa paghiamo e cosa vogliamo pagare?

La soluzione, io credo, risiede proprio nella valorizzazione del prodotto editoriale – quindi anche digitale – che è invece venuta a mancare. Molti lettori non sono disposti a oltrepassare la soglia psicologica dei 99 cent per un e-book. Se così è, e se così crediamo che sia, con meno di un euro come prezzo di destinazione diviene molto difficile investire nel digitale producendo anche libri originali che arricchiscano il mercato. Impossibile poter sostenere i costi fissi per la realizzazione di un libro senza che il cartaceo ne assorba la maggior parte, se non a fronte di vendite stratosferiche. Sappiamo, invece, che la vetta per gli e-book è la vendita di circa diecimila unità.

Siamo all’interno di un circolo vizioso nel quale nessuno crede che il digitale possa essere redditizio: autori e agenti chiedono percentuali altissime per l’e-book (talvolta sfiorano il 70%); gli editori, a fronte di un minore ricavo (sia percentuale che assoluto, date le vendite minori), non investono nel settore; ciò significa che, sapendo di non poter rientrare nelle spese, tagliano sui costi di produzione a scapito della qualità; i lettori non comprano perché “i libri costano troppo” oppure “mi piace il profumo della carta”; i critici letterari gli e-book non sanno nemmeno cosa siano, forse.

Le case editrici, non soddisfatte, disprezzano così tanto il digitale che usano ancora i DRM, impedendo all’acquirente di poter fruire del libro come più gli aggrada, e creano i file digitali convertendo dall’impaginato in PDF o Word, senza considerare le grosse lacune nella comunicazione online e nelle digital PR. Insomma, il massimo dell’innovazione digitale che possiamo aspettarci è un sito dedicato ai libri fatto con Flash e non responsive. O, peggio ancora, il Flook di Federico Moccia.

Ci accontentiamo?  

Alessandra

P.S. Mi è stato chiesto di parlare del prezzo degli e-book, tuttavia, a causa della complessità del tema, ho dovuto sintetizzare moltissimo, ma prometto di riparlarne con maggiore profondità nel blog. Se volete scrivermi la vostra opinione, sapete come farlo: diario.segreteria@gmail.com. Ci vediamo il prossimo anno, sempre qui. 

Le nostre ultime recensioni


• “La questione più che altro” di Ginevra Lamberti (Nottetempo): un romanzo nel quale non accade chissà che, a parte la vita. La protagonista è Gaia, una ventisettenne che ancora fatica a sentirsi adulta. 

• “Il Canto del Ribelle” di Joanne Harris (Garzanti): un romanzo che rivisita la mitologia norrena e precisamente le gesta degli dei narrate nell'Edda Poetica. La celebre autrice di Chocolat è riuscita a rendere giustizia a una divinità ambigua come Loki?

• “Metropoli” di Massimiliano Santarossa (Baldini&Castoldi): l'ultima opera di un autore italiano molto interessante, capace di raccontare un mondo futuro con una scrittura che cattura, intelligente e mai banale. 

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