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Quali sono i problemi degli uffici stampa editoriali italiani?
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Sugli uffici stampa editoriali

Quali sono i problemi degli uffici stampa, secondo me

Da otto anni gestisco un blog letterario e da altrettanti (con varie ed eventuali pause nel mezzo) mi occupo del rapporto con gli editori. Ho conosciuto molti addetti stampa e responsabili, compresi quelli che mi hanno scritto e-mail scazzate per dirmi quanto fosse poco carino pubblicare una stroncatura (pur onestissima e argomentata) oppure scrivere post oscuri sulla mia bacheca personale di Facebook. Però sono cose che capitano, gli inconvenienti del mestiere, dato che per fortuna non tutti sono così.

Qualche settimana fa Erica, amministratrice del blog La leggivendola, ha scritto un articolo dedicato agli uffici stampa, spiegando quali sono le cose che non le piacciono ma che le capitano di frequente quando si interfaccia con gli editori.

I blogger non sono uffici stampa, ed è abbastanza irritante essere trattati come i minion dell’editoria. Non siamo qui per fare vendere copie a chicchessia; il blogger segnala ciò che lo interessa, e se questo porta vendite alle case editrici, buon per loro, vuol dire che stanno facendo un ottimo lavoro. Ma non siamo una vetrina pubblicitaria.”
 

I problemi degli uffici stampa, secondo me

Come fa notare Erica, ogni blogger è diverso, ma dopo molti anni ho capito quali sono le cose che io non sopporto degli uffici stampa editoriali.

  • Cambiano spesso: un trend che si è consolidato nell’ultimo lustro è la migrazione continua degli addetti stampa da una casa editrice all’altra. A volte restano qualche settimana, più di frequente qualche mese; se durano un anno è già un miracolo. Così facendo è difficile instaurare un rapporto duraturo e di fiducia tra blogger e ufficio stampa.

  • Credono che i blogger siano minus habens: e li trattano come tali, mandando loro comunicati stampa che sembrano indirizzati a tredicenni, con Comics Sans, testo centrato e colorato. Breaking news: i blogger saranno anche giovani, ma non tutti, e essere giovani non è sinonimo di essere stupidi. Inoltre, tra le due categorie, i professionisti sono gli editori, non i blogger che gestiscono siti web per passione.

  • Mettono poca cura nella stesura dei comunicati stampa e nell’e-mail di contatto: dopo gli scrittori esordienti, la moda di mandare allegati senza due righe scritte sembra aver contagiato anche gli editori. E non sto parlando della casa editrice sconosciuta anche per Google, ma di grosse realtà editoriali. Perché dovrei segnalare una cosa che mi è stata mandata con così poca attenzione, senza nemmeno un messaggio non dico personalizzato (Ciao Alessandra) – anche se sarebbe gradito – ma un Ciao generico e una indicazione sul contenuto degli allegati e cosa farsene. Vuoi una segnalazione o me lo stai proponendo per una recensione?

  • Non rispondono: c’è altro da aggiungere? Spesso non rispondono nemmeno alla richiesta di informazioni, figuriamoci per una copia staffetta. E ci sono uffici stampa che ignorano anche i giornalisti, quindi abbracciamoci tutti.

  • Trattano i blogger come lettori: i blogger non sono i lettori a cui dovete vendere quello che pubblicate, quindi, cari uffici stampa o geni del marketing, risparmiatevi i contest a cui i blogger dovrebbero partecipare per vincere una copia (lusso) o chissà quale gadget inutile. E la copia sarebbe comunque da regalare come giveway, mica da tenere.

  • Le comunicazioni super friendly mandate a una lista lunghissima di contatti (si spera non in CC, almeno): non è piacevole ricevere una comunicazione super friendly che palesemente è stata mandata a tutta la blogosfera italiana. Risulta più falsa di una e-mail formale.

  • Mandano più volte la stessa e-mail: ritrovarsi la casella con comunicazioni uguali moltiplicate per il numero di libri che gli editori fanno uscire ogni settimana non è carino, ma sembra che non ci sia il tempo di ricontrollare le liste di contatti per eliminare i doppioni.

Alla fine di questa lista di peccati, però, vorrei elogiare quegli uffici stampa che, nonostante tutti i cambiamenti nell’editoria attuale, continuano a svolgere il loro lavoro in maniera eccellente, con comunicazioni umane, comunicati stampa ben strutturati e gentilezza a secchiate.

Si tratta sempre di un rapporto di lavoro, ma con questi presupposti è più facile e divertente fare “il blogger che parla di libri”. Ci si ritrova a voler fare meglio, con serenità, senza dover temere rimostranze per non aver accettato un libro, oppure per un articolo non troppo lusinghiero.

Cominciamo da qui, vi va?

Alessandra

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