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Servizi al lavoro e regime degli accreditamenti:
il lato oscuro del Jobs Act

di Silvia Spattini e Michele Tiraboschi


Il superamento dell’art. 18, simbolo del tradizionale sistema di tutele del diritto del lavoro italiano, trova nella costruzione di adeguate e moderne tutele sul mercato del lavoro un punto qualificante e decisivo per valutare la bontà o meno del processo di riforma avviato dal Jobs Act. L’idea di una moderna rete di servizi al lavoro non è certo nuova e trova la sua piena emersione con la legge Biagi del 2003 che, accanto ai regimi di autorizzazione per gli operatori privati del mercato del lavoro, aveva introdotto un sistema di accreditamenti regionali secondo standard di operatività ed efficienza definiti a livello nazionale (ADAPT, Indice A-Z, voce: ACCREDITAMENTI).
 
Il sistema degli accreditamenti non è però stato implementato in modo organico e l’esistenza di una regolazione regionale non è garanzia di effettiva operatività dei servizi accreditati ed di efficienza del sistema. Questo rappresenta un grave limite rispetto a tempi e obiettivi del Jobs Act che procede speditamente sul versante della “rottamazione” delle vecchie tutele senza per contro lasciare intravedere la nascita di un sistema alternativo in grado di accompagnare i lavoratori nella transizione da una occupazione all’altra.
 
Indicativo della mancanza di un sistema efficiente dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro è il caso di Garanzia Giovani, che, seppure limitato a un target occupazionale ben definito e delimitato, ha posto in evidenza la frammentazione e la debolezza delle politiche del lavoro con marcate differenziazioni a livello regionale frutto appunto della mancata implementazione della legge Biagi. Di qui l’idea di una inversione di tendenza, rispetto alle riforme degli anni Novanta, con un processo di ri-centralizzazione dei servizi al lavoro e, in particolare, delle funzioni di collocamento.
 
Tuttavia, il nodo non è la contrapposizione tra centro e periferia quanto le competenze professionali messe in campo per offrire un moderno servizio di collocamento e ricollocazione. Del resto pare di capire che il personale a cui verranno affidate le funzioni di collocamento sarà sempre lo stesso e cioè gli attuali dipendenti dei centri per l’impiego a cui si aggiungerà personale di Isfol e Italia lavoro. Non ancora delineato è poi il rapporto con gli operatori privati. Il flop di Garanzia Giovani non dà spazio a eccessivi entusiasmi rispetto a una riforma che, per ora, è solo sulla carta.
 
In attesa del riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive e della prevista costituzione dell’Agenzia nazionale per l’occupazione con competenze proprio su queste materie, ci si interroga su quale sarà il futuro delle reti regionali dei servizi al lavoro e della gestione e implementazione delle politiche attive per il lavoro.
 
In questa ottica, si è inteso con questo ultimo Working Paper ADAPT analizzare la normativa regionale con riferimento ai sistemi di accreditamento per i servizi al lavoro, la cui funzione è proprio quella di individuare operatori pubblici e privati idonei ad erogare servizi al lavoro e costituire insieme ai servizi pubblici per l’impiego (centri per l’impiego) una rete di servizi regionali a supporto del buon funzionamento dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro e dell’attuazione efficace delle politiche attive.
 
Dall’analisi è emerso che nella maggior parte delle Regioni (14) è ora presente un sistema di accreditamento. A queste si aggiunge la Calabria, dove il sistema è attivato soltanto per l’erogazione di servizi nell’ambito del programma Garanzia Giovani. Nelle restanti 6 Regioni, i sistemi di accreditamento non sono operativi. In Emilia Romagna, Liguria e Puglia, i sistemi di accreditamento sono definiti all’interno di una legge regionale, ma non sono stati implementati attraverso le necessarie deliberazioni. In altre 3 Regioni (o Provincie autonome) – Basilicata, Bolzano e Umbria – non esistono ancora nemmeno riferimenti al sistema di accreditamento all’interno della normativa regionale (v. figura 1).
 
L’esistenza di una regolazione regionale dei regimi di accreditamento e di un elenco attivo non sono garanzia di efficienza del sistema, né di uno stesso grado di operatività dei soggetti accreditati e di erogazione di servizi (v. figura 2).
 
È su questo quadro che si innesteranno le novità in materia di servizi per l’impiego e politiche del lavoro, senza dimenticare che la materia è anche oggetto di una legge costituzionale che andrà a modificare le ripartizione di competenze tra Stato e Regioni proprio su questi aspetti, con un molto probabile ritorno di queste competenze dalle Regioni allo Stato.
 
Se da un lato la nuova (prevista) ripartizione di competenze sarebbe maggiormente in linea con gli obiettivi della delega di attribuire all’Agenzia nazionale per l’occupazione la gestione di servizi per l’impiego, politiche del lavoro, nonché delle prestazioni di disoccupazione, dall’altro lato il Governo deve emanare il decreto attuativo della delega, ormai in scadenza, senza il nuovo disegno costituzionale.
 
Tuttavia, il limite della riforma non sta soltanto nell’“incertezza” del contesto ordinamentale nel quale nasce. Il disegno della legge delega di valorizzare le «sinergie tra servizi pubblici e privati […] al fine di rafforzare le capacità d’incontro tra domanda e offerta di lavoro, prevedendo […] la definizione dei criteri per l’accreditamento e l’autorizzazione dei soggetti che operano sul mercato del lavoro» non si discosta di molto dal disegno della legge Biagi di creazione di reti di servizi al lavoro a livello regionale basate sull’accreditamento e sulla collaborazione tra pubblico e privato. Ma a 12 anni dalla approvazione del d.lgs. n. 276/2003, i sistemi regionali degli accreditamenti non sono ancora implementanti in tutte le Regioni e, dove sono previsti, non sono sempre operativi.
 
Conseguentemente non sono state realizzate in modo diffuso effettive reti regionali di servizi al lavoro, né una reale cooperazione tra attori pubblici e privati (anche dove sono così disegnate dalla normativa regionale, non sempre sono effettive, come per esempio in Emilia Romagna).
 
Per questo non si deve pensare che il solo intervento normativo di riforma del servizio pubblico, con l’introduzione dell’Agenzia nazionale per l’occupazione, possa garantire la risoluzione di tutti i problemi e le inefficienze del sistema dei servizi al lavoro. Ancora una volta soltanto con un cambio culturale e l’impegno di tutti gli attori coinvolti a realizzare concretamente il nuovo sistema, sarà forse possibile anche in Italia avere un sistema dei servizi per l’impiego che possa essere efficace nel supporto al reinserimento al lavoro attraverso l’incontro tra domande e offerta del lavoro e l’implementazione delle politiche attive del lavoro.


Silvia Spattini
@SilviaSpattini
Direttore ADAPT
   
Michele Tiraboschi   
@Michele_ADAPT

Coordinatore scientifico ADAPT


Politiche attive: il tassello (mancante) dei regimi di accreditamento, Working Paper ADAPT, n. 179/2015 

ADAPT, Indice A-Z, voce: ACCREDITAMENTI

Per approfondimenti

S. Spattini, Il governo del mercato del lavoro tra controllo pubblico e neo-contrattualismo, Collana ADAPT-Fondazione Marco Biagi, 2008, n. 16 

M. Tiraboschi, Riforma del mercato del lavoro e modello organizzativo tra vincoli costituzionali ed esigenze di unitarietà del sistema, in P. Olivelli, M. Tiraboschi (a cura di), Il diritto del mercato del lavoro dopo la riforma Biagi, Collana ADAPT-Fondazione Marco Biagi, 2005, n. 5 



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