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Bollettino speciale ADAPT n. 9/2016
Il lavoro di ricerca in impresa ai tempi di Industry 4.0: un piccolo contributo progettuale al c.d. "Piano Calenda"

a cura di Elena Prodi, Giulia Rosolen e Michele Tiraboschi

Secondo alcune anticipazioni degli organi di stampa, il Piano Calenda su Industry 4.0 che verrà presentato tra poche ore, mobiliterà 10 miliardi di investimenti industriali aggiuntivi e 7 miliardi in più per la ricerca e sviluppo, introducendo robusti incentivi fiscali per la ricerca in aziendaÈ questa la strada da tempo tracciata in Europa dove gli incentivi fiscali costituiscono il canale privilegiato per la promozione della innovazione e della competitività delle imprese. Non parliamo peraltro di una novità assoluta per il nostro ordinamento. La stessa formulazione del credito di imposta per la ricerca contenuta nella Legge di stabilità per il 2015 già avvicinava il nostro Paese alle migliori esperienze europee, come la Francia e l’Olanda identificate come “migliori pratiche” da un denso studio condotto per conto della Commissione Europea i cui contenuti abbiamo provato a sintetizzare a beneficio del lettore italiano (E. Prodi e G. Rosolen, Il credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo: l’Italia nel contesto internazionale). Rispetto alla miriade di interventi frammentati e di difficile attuazione – come accaduto nel recente passato con il bonus Monti-Passera per la ricerca, che si è rivelato un vero e proprio calvario burocratico per le imprese che ci hanno creduto – il recente bonus rappresenta un deciso e positivo passo in avanti nella direzione corretta, che ci attendiamo venga confermato dal Piano Calenda.
 
L’introduzione di un Piano con questi contenuti potrebbe rivelarsi ancora più significativa rispetto alle dinamiche innescate da Industry 4.0 nei processi di produzione, rilevate in Italia da una recente indagine realizzata da una task force di Federmeccanica della quale fa parte anche ADAPT (si veda anche F. Seghezzi, Lavoro e relazioni industriali in Industry 4.0, in Diritto delle Relazioni Industriali, n. 1/2016). Ciò se solo si avesse finalmente il coraggio di affrontare il vero nodo dell’innovazione che non dipende solo da imprese e incentivi ma da quelle persone che fanno ricerca in azienda e che oggi sono prive di qualsivoglia riconoscimento legislativo e di precisi percorsi di carriera.
 
Stando ai dati Eurostat, l’Italia è uno dei Paesi sviluppati con il minor numero di ricercatori e, come bene evidenziato dall’OCSE, ciò dipende essenzialmente dalla quota molto bassa di ricercatori che lavorano nelle imprese e nel settore privato (E. Prodi, Uno, nessuno, centomila: i numeri dei ricercatori in Italia e all’estero, Nòva, IlSole24Ore).
 
Accanto ad una robusta e decisa politica di incentivazione economica, la prima preoccupazione delle istituzioni e della politica dovrebbe allora essere quella di contribuire alla costruzione di un vero e proprio sistema normativo e istituzionale della ricerca privata di pari dignità rispetto a quello pubblico già esistente.  Si tratta allora di costruire e incentivare un ecosistema della ricerca, funzionale alla mobilità intersettoriale dei ricercatori all’interno della Area europea per la ricerca (European Commission, Realising a single labour market for researchers. Report of the ERA Expert Group, European Communities, 2008), che tenga conto delle competenze professionali così come delle dinamiche politico-istituzionali e delle infrastrutture presenti nei territori in cui vengono condotte le attività di innovazione. Veri e propri hub o distretti della conoscenza ad alta densità di relazioni globali e capitale umano, come bene indica chi studia la nuova  geografia del lavoro e i relativi fenomeni di c.d. agglomerazione (E. Moretti, La nuova geografia del lavoro, Mondadori, 2012).
 
È a queste istanze di riconoscimento e valorizzazione del lavoro di ricerca – a partire da quello dei tanti giovani collaboratori e dottorandi aziendali di ADAPT – che vogliamo ora rispondere anche in termini normativi e di riconoscimento della relativa figura professionale che sta al cuore dell’ecosistema di Industry 4.0 (F. Seghezzi e M. Tiraboschi, Industria 4.0 all'italiana, il rischio è che parta già vecchia, Linkiesta).
 
Rilanciamo pertanto la proposta di legge avanzata lo scorso anno da ADAPT, grazie anche alle decisive sollecitazioni culturali e progettuali del Gruppo Bracco, che nel frattempo ha peraltro trovato accoglimento anche a livello parlamentare in due progetti di legge presentati nel corso della XVII Legislatura e, precisamente, la proposta di legge n. 3654/2016, d’iniziativa dei deputati Vignali, Palmieri e altri, Modifica all’articolo 2095 Cod. Civ., concernente l’introduzione della figura del ricercatore, e disciplina dell’attività di ricerca nel settore privato e prima ancora, in chiave di Industry 4.0., il disegno di legge n. 2229/2016, d’iniziativa dei senatori Sacconi, D’Ascola e altri, Adattamento negoziale delle modalità di lavoro agile nella quarta rivoluzione industriale.
 
Chiudiamo queste brevi considerazioni, che accompagnano la pubblicazione di un bollettino speciale ADAPT sul lavoro di ricerca in impresa ai tempi dell’Industry 4.0, segnalando un recente studio realizzato da ADAPT con cui si sono volute meglio precisare, anche in termini teorici e progettuali, le buone ragioni di un provvedimento legislativo ad hoc in materia (si veda M. Tiraboschi, L’inquadramento giuridico del lavoro di ricerca in azienda e nel settore privato: problematiche attuali e prospettive future e anche le schede comparate curate da Elena Prodi e Giulia Rosolen contenute nel bollettino speciale appena richiamato), invitando tutti gli interessati a unirsi a noi nel promuovere e valorizzare il lavoro di ricerca nel settore privato.
 
In attesa dei tempi del decisore politico, sempre in ritardo rispetto ai cambiamenti della economia e della società, il nostro  prossimo passo sarà la promozione di una piattaforma negoziale volta a costruire un percorso sussidiario per il riconoscimento giuridico e istituzionale e la piena valorizzazione del lavoro di ricerca nel settore privato e in azienda attraverso la contrattazione collettiva.
Questo messaggio è stato inviato a tosananicolo@live.it
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