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1984 - 2014: 30 anni di accoglienza


Viviamo in una città, e in una civiltà, che affonda le proprie radici nell’infanzia abbandonata da uomini vigliacchi alle belve, o alle correnti dei fiumi, e poi salvata ed accudita da amorevoli personaggi. Bambini che, poi, sono chiamati a missioni importanti.
E come per i fratelli “romani”, l’archetipo ci permetterebbe di celebrare il coraggio della nobile fanciulla egiziana che prese fra le braccia il piccolo Mosè, o gli amorevoli pastori che allevarono Ciro il grande, il giovane Paride e il futuro grande re della Mesopotamia, Sargon.
Oppure, per rimanere sulle sponde del nostro fiume, per riflettere sulle sembianze della lupa che allatta i due gemelli trovati nelle paludi del Velabro.
 
Preferiamo invece soffermarci sui piccoli protagonisti di queste storie, cui la letteratura spesso affida un avvenire luminoso o addirittura eroico, da Mowgli a Tarzan, da Superman ai gemelli protagonisti della saga di guerre stellari, da Biancaneve a Harry Potter, destinandoli a riscattare il loro sfortunato debutto nel mondo degli adulti.
 
Le storie dei bimbi sperduti hanno successo perché risvegliano nei lettori quel senso di protezione verso i propri piccoli che è innata nell’uomo, fanno eco alla paura di perdere i nostri figli, al desiderio di aiutarli quando ci appaiono in difficoltà, rassicurano che potrebbero farcela con le proprie forze, o che potrebbero perfino trovare aiuto da chi meno ce lo si potrebbe attendere, addirittura da belve feroci.
La realtà di tutti i giorni ci dice che le cose, purtroppo, non vanno sempre così, e che ci sono tuttora bambini e i ragazzi esposti alla fragilità di chi è senza genitori che gli assicurano la protezione che si deve loro.
Bambini che "scappano nel bosco” delle nostre città.
E' sin troppo facile riconoscere, nei fragili gusci che approdano sulle spiagge siciliane, la metafora della cesta resa impermeabile con la pece in cui vennero trovati i nostri famosi antenati.
Non sappiamo se questi ragazzi coraggiosi avranno destino regale, ma siamo certi che hanno egualmente diritto ad una comunità che li accudisca, e ad essere considerati fratelli nel senso più pieno del termine.
E’ la sfida che da trent’anni il tetto cerca di fare propria, e non ci siamo stancati.
Pensiamo che sia nostro dovere, di chi scrive e di chi legge queste righe, fare quanto in nostro potere per aiutare questi nostri fratelli più giovani e per assicurargli un futuro.
Per cercare, insomma, di essere umani almeno quanto la lupa capitolina.


 
Bentornato a casa!

Panico, elicottero, codice rosso.
"Non muoverà più niente
dal petto in giù".
Angoscia.

"Adesso sei pronto",
"non sarà un ragazzo
in carrozzella",
scegliere lo sport.
Speranza.

 
Dopo sette mesi e due giorni
di ospedale festeggiamo
con affetto il rientro
in casa famiglia di B.,
dopo quello sfortunato
bagno al mare.

Sono stati mesi faticosi,
dolorosi e costellati
di difficoltà, ma anche
di occasioni grandi e piccole
per comprendere i nostri
limiti e sperimentare risorse
inaspettate, per conoscere
grandi persone,
per meravigliarci del coraggio
e della forza silenziosa
di un giovane speciale,
sempre sorridente e mai
rassegnato.

Grazie di cuore, a lui e a tutti
quelli che gli sono stati vicini,
a quelli che hanno pregato
per la sua salute, a chi
ha sostenuto la sua famiglia,
al personale dell'ospedale.
 
Non finisce qui, ma oggi
è il giorno per dire grazie.
Da domani si torna a scuola!

 

Fiori, tazze e mercatini.
Il duro lavoro di folletti e befane!


Il mese di dicembre è stato un'occasione preziosa per lavorare insieme, grandi e piccoli, volontari, educatori e ragazzi: in casa famiglia ci siamo impegnati nell'ormai tradizionale 'firma dei biglietti di Natale' tra briciole, penne e montagne di buste e francobolli; i ragazzi del gruppo 'Verde Speranza' hanno realizzato meravigliose composizioni natalizie; frotte di folletti e befane hanno riempito e consegnato le nostre 'tazzette della befana'; in tanti hanno presidiato i nostri banchetti nei mercatini e nei punti vendita che ci hanno ospitato... è stato bello, è stato utile, è stato un meraviglioso Natale, grazie a tutti!

Le casette dei grandi…


In questi ultimi anni l’associazione, oltre all’impegno costante con i “piccoli” della casa famiglia, ha compiuto un grande sforzo per lavorare sul “dopo”, ossia su tutti i ragazzi che arrivano al compimento dei 18 anni e per i quali il futuro è tutto da inventare. In alcuni casi sono ragazzi provenienti da case famiglia, in altri sono stranieri, arrivati minori in Italia, molto spesso privi di qualunque contatto con le famiglie d’origine. Il nostro obiettivo è cercare di garantirgli quello di cui, a nostro avviso, un giovane ha più bisogno: autonomia e speranza per il futuro.
 
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Storie di volontari a via Cuppari...
Violetta te quiero!

Di SteFra
 
“Lo sai che domani ricomincia Violetta ?”
“Io ho la foto di Tomàs”
“Violetta ha scoperto Diego abbracciato a Ludmilla!”

Così mi hanno accolto le bambine appena entrata in casa. L’espressione basita del mio viso le ha lasciate stupefatte: “Non sai chi è Violetta ?!”
Finalmente connetto i pochi neuroni ancora attivi e ricostruisco i ricordi: Violetta, serie televisiva adolescenziale, immancabile nelle famiglie di mezzo mondo in cui siano presenti bambine tra gli 8 e 14 anni.
 
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dal sito www.rivistaimpresasociale.it
Cambiare la norma sull'impresa sociale: una proposta

Stefano Lepri
 
Lo scorso 23 gennaio è stata depositata una proposta di emendamento al D. Lgs. n. 155/06 “Disciplina dell’impresa sociale, a norma della legge 13 giugno 2005, n. 118” che vede come primo firmatario l’onorevole Luigi Bobba e che verrà inserita in un decreto legge che afferisce al programma “Destinazione Italia”. Trattandosi di modifiche puntuali al testo attualmente in vigore, per facilitare la lettura il nuovo articolato viene proposto di seguito così come scaturirebbe dalla discussione in Parlamento.
 
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Letteratura: parole per capire.

Vorremmo condividere con voi un brano dal racconto di Flannery O' Connor (Gli storpi entreranno per primi)

Il ragazzo sedeva afflosciato, sull'orlo della sedia, con le braccia penzoloni tra le coscie. La luce della finestra gli batteva sul viso. Gli occhi, immobili, color acciaio, erano ostinatamente fissi davanti a lui. I sottili capelli neri gli ricadevano sulla fronte in un ciuffo piatto, non trascurato come quello d'un bambino, ma severo, come quello d'un vecchio. Sul viso era quasi tangibile una specie d'intelligenza fanatica.
Sheppard sorrise, per accorciare le distanze.
L'espressione del ragazzo non si addolcí. Rufus Johnson si appoggiò allo schienale della sedia e si tirò sul ginocchio il mostruoso piede equino.


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