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Buongiorno amici, questa è la storia della nostra Itaca.

Gli avvenimenti dell'estate hanno aiutato molti ad accorgersi che ci sono tante persone, fuori dai nostri confini, che si mettono in viaggio verso un mondo che vedono come speranza di una vita migliore.

Molti di loro sono bambini, o ragazzini poco più grandi. E si mettono in viaggio da soli, senza una mamma o un papà, magari seguendo le orme di un fratello maggiore o di un compagno di giochi. 

Quest'estate è aumentata la sensibilità collettiva a questi temi, ma al "tetto" avevamo iniziato ad ospitare giovanissimi migranti già una decina di anni fa, quando la guerra in Afghanistan spingeva dei fanciulli coraggiosi a compiere dei viaggi veramente epici, e a sbarcare nei porti italiani nascosti sotto i camion in arrivo dalla Grecia. 

Da allora, le nostre storie si sono incrociate con quelle di 148 ragazzi e 16 ragazze, provenienti da 26 diversi paesi dell'Asia, dell'Europa dell'est, dell'Africa e del Sudamerica, e che sono passati per un periodo più o meno breve nelle nostre case per quello che noi chiamiamo "percorso di accompagnamento all'autonomia", ma che sarebbe più corretto definire come "contaminazione reciproca", "scoperta", "sfida".

"Sfida", perché l'impresa di sbarcare sulle nostre spiagge, per quanto lungo e pericoloso possa essere stato il viaggio fino a lì, non significa affatto aver raggiunto il traguardo. Arrivano in Italia, senza nulla con sé che qualche straccio e tanta voglia di farcela, ma senza avere idea delle fatiche che li attendono per ottenere un posto nella nostra società. Imparare una nuova lingua e le nostre usanze, affrontare la lotta con una assurda burocrazia per avere dei documenti, guadagnarsi un posticino in un mondo del lavoro che li attende come faceva Mangiafuoco con Pinocchio e i suoi scapestrati amici. Carne fresca da sfruttare. 

Abbiamo incontrato molti di questi nostri amici alla soglia del diciottesimo compleanno, quando ormai il tempo si fa tiranno e le carte da giocare sono rimaste poche. Con alcuni di loro siamo riusciti a fare buone cose, altri si arrangiano come possono. Di quelli che sono andati via, siamo in contatto quasi con tutti e, a parte forse solo tre o quattro, tutti ci hanno lasciato un ottimo ricordo. 

Oggi, nei nostri sei appartamenti (e in qualche stanza "satellite"), ospitiamo 36 ragazzi e 5 ragazze, e insieme a loro ogni giorno giochiamo il gioco serio del successo sociale.  La sfida.

Da questa sfida è nata Itaca

Una comunità per giovanissimi ragazzini stranieri da accogliere quando ancora c'è tempo per vivere quell'ultimo pezzo di infanzia che è negata ai loro compagni di viaggio appena più grandi. Tempo per andare a scuola come i loro coetanei nati in Italia, per giocare e fare sport, per progettare un percorso adatto a loro, alle potenzialità e alle attitudini di ciascuno.

Per non trovarsi un giorno costretti a scaricare cassette di frutta solo perché non c'è stato tempo per scegliere.

Con queste righe siamo orgogliosi di annunciare che la scorsa settimana questa nostra casa ha accolto Mustafa, Ramadan, Ahmed, Saad, Mehana, Ahmed e Khaled. Il più grande non ha ancora 16 anni, il più piccolo ne ha appena compiuti 14, e sono arrivati durante l'estate dall'Egitto, via mare, come tanti altri meno fortunati. 

In casa con loro vivono anche Sohail e Sikandar, due ragazzi pachistani che li hanno preceduti qualche anno fa e faranno loro da fratelli maggiori. 

Abbiamo pensato al viaggio di Ulisse e a quelli dei profughi di questa estate.

Abbiamo associato l'idea di un'isola brulla, in apparenza inospitale, ma che ha in se il profumo di una famiglia e di ricordi preziosi. 

Abbiamo letto questa poesia e abbiamo deciso di chiamare "Itaca" la casa che, nei nostri auspici, possa fare da porto sicuro ai nostri giovani navigatori

di Costantino Kavafis

ITACA 

Quando ti metterai in viaggio per Itaca 

devi augurarti che la strada sia lunga, 

fertile in avventure e in esperienze. 

I Lestrigoni e i Ciclopi 

o la furia di Nettuno non temere, 

non sarà questo il genere di incontri 

se il pensiero resta alto e un sentimento 

fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. 

In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, 

nè nell’irato Nettuno incapperai 

se non li porti dentro 

se l’anima non te li mette contro.

 

Devi augurarti che la strada sia lunga. 

Che i mattini d’estate siano tanti 

quando nei porti - finalmente e con che gioia - 

toccherai terra tu per la prima volta: 

negli empori fenici indugia e acquista 

madreperle coralli ebano e ambre 

tutta merce fina, anche profumi 

penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi, 

va in molte città egizie 

impara una quantità di cose dai dotti.

 

Sempre devi avere in mente Itaca - 

raggiungerla sia il pensiero costante. 

Soprattutto, non affrettare il viaggio; 

fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio 

metta piede sull’isola, tu, ricco 

dei tesori accumulati per strada 

senza aspettarti ricchezze da Itaca. 

Itaca ti ha dato il bel viaggio, 

senza di lei mai ti saresti messo 

sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

 

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 

Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso 

già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Faremo una bella festa, presto, per farvi vedere quanto è bella la nostra Itaca, e pensare al rumore del mare, all'allegria, e alla speranza.
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